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sabato 5 novembre 2011

L'Egitto e la Chicken Democracy

Leggo su Adnkronos: "Carne gratis alla popolazione più povera del sud dell'Egitto in cambio di voti alle elezioni parlamentari la cui prima tornata è prevista per il prossimo 28 novembre. E' questa la strategia elettorale messa in campo da alcuni parlamentari nella città di Assiut, secondo quanto riporta oggi il quotidiano semi-ufficiale 'Al-Ahram'. In occasione della festivistà musulmana del Sacrificio, l'Eid al-Adha, che inizierà domenica, i candidati stanno infatti distribuendo ai più poveri carne di buona qualità in buste sulle quali è pubblicata la loro foto".

Inutile dire che questo scenario era stato ampiamente previsto dal sottoscritto, mesi prima che si parlasse di elezioni: non avevo forse affermato che Omar Suleiman, ex-responsabile dei servizi segreti egiziani e Vice Presidente per pochissimi giorni prima delle dimissioni di Mubarak "aveva asserito una grande verità, anche se a qualche "anima bella" non è piaciuta: senza una "cultura della democrazia", senza un'economia più o meno solida, i voti possono essere comprati con un pollo o la minaccia delle fiamme dell'inferno"? Invece dei polli hanno distribuito carne di montone ma la sostanza è la stessa: avevamo ragione. Io e Suleiman.

Questo mi fa venire in mente che ai tempi della "rivoluzione" egiziana, qualcuno - dopo essersi stracciato le vesti perché avevo affermato che prima o poi l'esercito sarebbe stato costretto a istituire "tribunali militari con sentenze immediatamente esecutive" (è accaduto anche questo, of course) - aveva ironicamente ipotizzato che Suleiman traesse ispirazione dalla lettura del mio blog, dal momento che spesso volentieri andava in televisione nei giorni concitati del sit-in a Piazza Tahrir a dire le stesse cose che scrivevo io poche ore prima su questo sito. La spiegazione è invece molto più semplice: entrambi conosciamo i nostri polli.