Di seguito un "collage" delle dichiarazioni rese alla stampa in questi giorni da Tariq Ramadan, uno degli intellettuali musulmani più acclamati in occidente. Inutile dire che si attesta su posizioni identiche a quelle che sostengo da mesi.«Preferisco utilizzare il termine insurrezione invece di rivoluzione. Inoltre, non vedo alcun segno di una Primavera araba. La situazione dell’Egitto oggi è fragile ed esplosiva insieme. Soprattutto, non è ancora chiaro se quel che sta succedendo in Egitto sia davvero una rivoluzione. O solo una rivolta abortita. Non credo che al Cairo si possa parlare di primavera araba. I laici si presentano come i difensori della democrazia con una visione liberale della religione, ma molti di loro provengono da un'élite facoltosa, distante dalla realtà e sovente legata ai dittatori. Sul fronte opposto, i movimenti islamici pretendono – non sempre a ragione – di avere una legittimità basata sul contatto diretto con la popolazione. Mi disturba il fatto che questa contrapposizione legittima ciascuna delle due parti, senza che vi sia la benché minima autocritica. I nuovi regimi dovranno essere giudicati sulla base dei programmi economici e sociali che saranno in grado di attuare. Per ora, Ennahda (movimento islamico uscito vincitore dalle elezioni in Tunisia, ndr) acconsente a tutto: al suffragio femminile, allo Stato di diritto, alla collaborazione con il Fondo monetario internazionale. Ed è proprio questo che lascia perplesso l'Occidente: dobbiamo restare vigili»

