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sabato 26 novembre 2011

Macché Primavera d'Egitto

Di seguito un "collage" delle dichiarazioni rese alla stampa in questi giorni da Tariq Ramadan, uno degli intellettuali musulmani più acclamati in occidente. Inutile dire che si attesta su posizioni identiche a quelle che sostengo da mesi.

«Preferisco utilizzare il termine insurrezione invece di rivoluzione. Inoltre, non vedo alcun segno di una Primavera araba. La situazione dell’Egitto oggi è fragile ed esplosiva insieme. Soprattutto, non è ancora chiaro se quel che sta succedendo in Egitto sia davvero una rivoluzione. O solo una rivolta abortita. Non credo che al Cairo si possa parlare di primavera araba. I laici si presentano come i difensori della democrazia con una visione liberale della religione, ma molti di loro provengono da un'élite facoltosa, distante dalla realtà e sovente legata ai dittatori. Sul fronte opposto, i movimenti islamici pretendono – non sempre a ragione – di avere una legittimità basata sul contatto diretto con la popolazione. Mi disturba il fatto che questa contrapposizione legittima ciascuna delle due parti, senza che vi sia la benché minima autocritica. I nuovi regimi dovranno essere giudicati sulla base dei programmi economici e sociali che saranno in grado di attuare. Per ora, Ennahda (movimento islamico uscito vincitore dalle elezioni in Tunisia, ndr) acconsente a tutto: al suffragio femminile, allo Stato di diritto, alla collaborazione con il Fondo monetario internazionale. Ed è proprio questo che lascia perplesso l'Occidente: dobbiamo restare vigili»