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martedì 27 dicembre 2011

Egitto. Ohibò, diranno le radical-chic...

Se volete capire perché la foto con cui vi auguravo buon natale quest'anno raffigurava le piramidi (in una ricostruzione computerizzata), leggete di seguito: ci sono notizie a dir poco preoccupanti sul futuro dell'Egitto. Notizie che spiegano molto bene il perché della mia prudenza nei primi giorni di agitazione a piazza Tahrir (presentata da qualche gallina come "vigliaccheria"). Che dire? Grazie di cuore ai fighetti di Tahrir per aver reso possibile questo futuro radioso (sic). Grazie anche alle galline che hanno sostenuto questi irresponsabili sul web italiano (insultando il sottoscritto). Non avrei mai immaginato che, per ringraziarle, avrei citato Andrea Morigi - e cioè un giornalista che scrive su Libero (sic) - ma lo devo proprio fare, che già vedo le loro facce quando leggeranno delle spiagge segregazioniste al Sinai: "Ohibò, diranno le radical-chic in cerca di toyboy esotici".

"Il Canada è preoccupato poiché forze peggiori di Hosni Mubarak, l'uomo forte deposto, potrebbero salire al potere in una nuova democrazia in Egitto". E' quanto ha affermato il primo ministro Stephen Harper in un'intervista. "Ci sono ovviamente forze che vogliono la democrazia e il cambiamento progressista, ma ci sono chiaramente alcune forze che vogliono qualcosa che probabilmente è peggiore di quello che avevamo prima", ha detto in un' intervista registrata con News CTV e che è stata trasmessa Lunedi. "Per questo siamo stati un po' esitanti per ciò che concerne l'Egitto".

Vancouver Sun

Per ora i membri del Nour (la luce), partito salafita che ha vinto il 20 per cento dei voti nelle recenti elezioni, parlano di porre fine all 'idolatria' rappresentata dalle piramidi.

Questo significa la loro distruzione - seguendo le orme dei talebani afgani che hanno fatto esplodere i Buddha di Bamyan - oppure il loro "occultamento coprendoli con la cera". I turisti vedranno presumibilmente enormi "blob" piuttosto che gradini perfettamente scolpiti.

Questo ultimo suggerimento è stato avanzato da Abdel Moneim Al-Shahat, un candidato per il parlamento per Nour. Oltre a voler farla finita con questa 'cultura marcia', questo signore vuole anche vietare i romanzi del premio Nobel Naguib Mahfouz, uno dei tanti grandi scrittori egiziani.

Suppongo che potrebbero convocare il grande artista bulgaro Christo, specializzato nel coprire con tende il Grand Canyon o nell'avvolgere gli atolli del Pacifico con stoffa rosa. Ma dubito che abbiano mai sentito parlare di lui.

Salafismo significa tornare ai costumi della generazione fondatrice dell'Islam, poiché i compagni del Profeta erano chiamati "salafiti" ovvero pii fondatori. Dal momento che l'ultimo aderente all'antica religione egizia si era presumibilmente convertito (al cristianesimo) nel IV secolo dC, i salafiti originali avevano poco da preoccuparsi per le piramidi e cosi le hanno lasciate in pace.

Ma non i loro successori del 21 ° secolo, che vogliono anche quello che chiamano il turismo 'halal', con le donne a cui viene chiesto di vestirsi decorosamente e senza alcool, qualcosa che è già largamente in voga in un Egitto conservatore. I salafiti vogliono spiagge separate, che non saranno sicuramente adatte per i visitatori di Sharm el Sheikh.

Il turismo rappresenta l'11 per cento del Pil dell'Egitto ammontante a 218 billioni di dollari. In questo momento, alberghi e resort hanno indici di occupazione ridotti del 90-15 per cento.

Questa è una cattiva notizia per i 3 milioni di egiziani che dipendono dai 14 milioni di turisti che visitano l'Egitto ogni anno. Le persone colpite non sono semplicemente camerieri e cameriere, ma tassisti, conduttori di cammelli e cavalli, proprietari di piccoli negozi e contadini ordinari che arrotondano fornendo tè e panini per le crociere sul Nilo.

Una delle grandi tragedie che conseguiranno a ciò che è in corso in Medio Oriente è l'estinzione delle ultime vestigia di una vibrante cultura cosmopolita, rappresentata da un altro grande romanziere egiziano, il dentista cairota Alaa Al-Aswani, autore del notevole Palazzo Yacoubian.

Sta diventando difficile ricordare che nel 1950 - sotto re Farouk - l'Egitto aveva una fiorente industria cinematografica, che produceva 300 film all'anno, e che la sua cantante nazionale, Umm Kulthum, era adorata in tutto il Medio Oriente.

Ma ora i fanatici sono in sella, quindi addio a tutto ciò. Dovremo aspettare che il fondamentalismo fallisca, cosi come è fallito prima il nazional-socialismo nasseriano. Perché Nour e simili sicuramente non hanno risposte ai problemi dell' Egitto contemporaneo.

Daily Mail