Notizie

Loading...

lunedì 19 dicembre 2011

Egitto. Quarto periodo intermedio.

Basta dare un'occhiata alle ultime immagini che giungono dal Cairo per capire i motivi per cui sono stato scettico e pessimista sin dai primi giorni di agitazione a Piazza Tahrir. Nei sanguinosi scontri che si sono verificati davanti alla sede del consiglio dei ministri sono morte decine di persone, centinaia sono rimasti feriti ed è andato a fuoco l'Institut d'Egypte con i suoi oltre 200.000 preziosi volumi risalenti alla spedizione napoleonica.

Ho guardato attentamente i video che documentano queste giornate di scontri: da una parte ci sono decine di ragazzi di strada evidentemente strafatti di colla (età media: 12-14 anni) che, euforici, appiccano il fuoco all'Istituto d'Egitto (l'idea che costoro si trovavano in piazza per difendere "la democrazia" mi fa francamente ridere) e dall'altra giovani contadini arruolati nelle fila dell'esercito che si accaniscono contro manifestanti che non si rassegnano nonostante siano tuttora in corso le prime elezioni libere (e su quello non ci sono dubbi) dell'Egitto (e infatti stanno stravincendo le forze islamiste).

E' la dimostrazione che siamo un popolo incapace di gestire un gabinetto alla turca, come scrivevo tempo fa, figuriamoci un'omonima democrazia. Il popolo - non parlo della minoranza colta che ha protetto il museo egizio e che ora tenta di salvare i pochi manoscritti rimasti in un edificio pericolante - non sa come manifestare pacificamente e chi è chiamato a mantenere l'ordine non sa come contenere pacificamente una manifestazione. Le urne sono ancora aperte e alcuni manifestanti girano le piazze a bruciare istituzioni e a gridare slogan contro l'esercito colpevole di "stare dalla parte degli ebrei". Non hanno manco la pazienza di aspettare che qualche salafita dichiari loro guerra dai banchi del parlamento. O forse temono che l'esercito impedisca loro proprio questo?

Che il paese andasse a fuoco ogni volta che gli egiziani sono scesi in piazza è una costante nella storia contemporanea (e non solo) dell'Egitto. Succede in tutti periodi di caos. per carità. Il problema è che in Egitto è sempre finita male. Nel 1882 furono attaccati negozi e proprietà degli europei (finì con la colonizzazione inglese), nel 1952 andarono a fuoco centinaia di locali, cinema e alberghi, ancora una volta principalmente di proprietà europea ed ebraica (finì con la presa del potere da parte dell'esercito). Anche Tahrir, che la vulgata mediatica ha etichettato come "pacifica", si è tradotta - in mancanza di europei ed ebrei da assaltare - nell'assalto ai posti di polizia, agli uffici pubblici, ai negozi e ai musei e in seguito alle chiese di tutto il paese. Il museo egizio del Cairo si è salvato solo per miracolo. L'altro giorno è stato il turno dell'Istituto d'Egitto. Staremo a vedere come andrà finire stavolta. Secondo me, non bene.

Ho la netta impressione che, anche se il consiglio militare si facesse da parte (il che significherebbe rompere prematuramente una fase storica che non ha compiuto nemmeno sessant'anni, il che mi sembra molto difficile in un Egitto fin troppo stabile storicamente nonostante i cosiddetti periodi intermedi", di cui tre in epoca faraonica), rinunciando alla politica del bastone usata sin dai tempi dei faraoni (basta leggere le cronache degli interrogatori o osservare le scene che raffigurano la punizione degli evasori fiscali per capire che se ne faceva un gran uso), ogni volta che ci sarà una manifestazione ci saranno lo stesso alcune decine di morti, alcune centinaia di feriti e una perdita irreparabile del nostro patrimonio culturale. Perché il problema è la mentalità del popolo e della sua classe dirigente nel suo complesso.

Il problema degli osservatori occidentali è che tendono sempre a incasellare tutto secondo parametri occidentali: per cui da una parte ci sarebbero gli infami in divisa o la contro-rivoluzione e dall'altra gli attivisti democratici. Mi spiace deluderli ma è molto meno prosaico di quanto credano: in Egitto è in corso una guerra tra poveri ignoranti equamente distribuiti su tutti gli strati della popolazione, inclusa la borghesia. E intendo quella media e non i fighetti pseudo-rivoluzionari dell'università americana che possiamo tranquillamente togliere dall'equazione, anche alla luce dei risultati elettorali, illustrati da questa vignetta:
Da destra a sinistra: Fratelli musulmani, Salafiti, Liberali, Giovani della rivoluzione.

Mi sembra evidente che l'esercito rimane il male minore rispetto a ciò che accadrà se al potere effettivo andasse qualcuno davvero intenzionato a far coprire i monumenti faraonici per incoraggiare un non meglio precisato "turismo terapeutico e religioso" o in cerca di rogne con Israele come invocano a gran voce i manifestanti irresponsabili che hanno già assaltato l'ambasciata israeliana alcuni mesi fa. La cosa che mi fa più rabbia però è che mentre il paese va a rotoli, i "fighetti di Tahrir" che tutto ciò hanno scatenato, sconfitti duramente alle elezioni, stanno a guardare e a fare il tifo dai loro profili facebook...E' a loro che sembra rivolgersi Pasolini quando scrisse, quarant'anni orsono:

Adesso i giornalisti di tutto il mondo
(compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come ancora si dice
nel linguaggio
goliardico) il culo.
Io no, cari.

Avete facce di figli di papà.
Vi odio come odio i vostri papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete pavidi, incerti, disperati
(benissimo!) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati:
prerogative piccolo-borghesi, cari.

Quando ieri (...) avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti.
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da subtopie, contadine o urbane che siano.