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domenica 11 dicembre 2011

Italia, Europa, Emisfero Occidentale

In commento agli ultimi aggiornamenti sui salafiti egiziani, un lettore mi scrive: "Ma va là sherif, goditela che stai in italia, europa, emisfero occidentale..". Lo prendo in parola:

All'origine, uno stupro inventato. Una ragazzina di 16 anni che per paura di confessare a casa quanto accaduto - ha perso la verginità con un suo coetaneo quando aveva giurato alla nonna che sarebbe arrivata pura al matrimonio - ha chiesto aiuto al fratello più grande. E insieme hanno trovato qualcuno a cui dare la colpa: "Sono stati due zingari, sono loro che mi hanno violentato mentre tornavo a casa". Nel quartiere, alla periferia di Torino, la notizia fa presto a girare di casa in casa (...) Un centinaio circa, tutti giovanissimi dai 15 ai 25 anni - qualche ragazza è rimasta. «Perché non hanno preso me quegli schifosi, io avrei saputo come fargliela pagare», sentenzia una ragazza, poco più che diciottenne. Gli ultrà isolano le poche macchine della polizia che sorvegliano la situazione. Sanno come fare. Non hanno paura dello scontro. Il gruppo arriva all´ingresso della Continassa. Il cancello è chiuso. Nessun problema, tirano fuori una bomba carta e sfondano. Grida. «Dove siete?! Venite fuori schifosi!». «Ma se ci sono dei bambini?», domanda uno. «E che problema c´è bruciamo anche loro!», urla a denti stretti un ragazzo. Non c´è pietà nel raid che sfila per i prati: è una caccia all´uomo. Polizia e carabinieri tentano di fermarli. La furia prevale. In pochi secondi devastano tutto, danno fuoco alle baracche. Fermano anche i vigili del fuoco. Fuori dalla cascina si intonano cori da stadio: «Sì, bruciateli». (Repubblica)

«Appena ti avvicini sui mezzi ti guardano male, forse pensano che vuoi rubargli qualche cosa», racconta Luana, 21 anni, brasiliana di Milano. «Ad una fermata un vecchietto mi ha chiamata: “straniera di merda”», le fa eco Sonia, 21 anni anche lei, egiziana di Messina: «Però mi dà fastidio fino a un certo punto». «I bambini italiani a volte dicono che noi stranieri puzziamo», riferisce, dall’alto dei suoi 15 anni M., messinese venuto dalla Cina. Ragazzi di seconda generazione si raccontano. E le loro storie di discriminazione quotidiana, raccolte dall’indagine Arci-Unar Spunti di Vista, diventano uno specchio del paese che «non ha ancora pienamente accettato il suo ruolo di terra di immigrazione». E allora discrimina. Un razzismo all’italiana, che si manifesta a scuola come al lavoro. Sul treno, come alla fermata dell’autobus. Al Nord, come al Sud. (L'Unità)

Quei due elaborati di geografia erano del tutto simili. Anzi: uguali. In tutto e per tutto. E alla bambina il 7 rimediato, rispetto al 9 elargito al compagno di classe, stava stretto. Il suo unico torto è stato quello di farlo notare alla prof. La richiesta di spiegazioni davanti alla cattedra dopo la correzione delle verifiche, una risposta di rimando che ha gelato lei e l’intera classe: «Tu non sei come gli altri, sei nera». (Corriere)