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giovedì 29 dicembre 2011

L'Egitto, gli islamisti e le donne.

Avrei qualcosa da dire sugli ultimi scontri in Egitto, sulla reazione dell'esercito e in particolare sull'episodio illustrato dall'ormai famosissima foto - qui riportata - che ha fatto il giro dei media internazionali e della rete. Lo farò a mio rischio e pericolo dal momento che so benissimo che qualunque cosa dirò in merito potrebbe essere opportunatamente manipolata da alcuni avvoltoi che non vedono l'ora di descrivermi come un mostro che difende l'indifendibile.

Per settimane - soprattutto sui media e blog occidentali - ha campeggiato il fermo immagine della donna che sarebbe stata "molestata, spogliata e denudata" da parte dell'esercito, quando invece il video (qui su Repubblica) mostra benissimo che la manifestante è stata picchiata selvaggiamente - questo nessuno lo può negare - ma né più né meno dell'uomo che le stava vicino. La cosa interessante è proprio il fatto che nella baraonda molti si sono dimenticati che a tre passi da quella foto si consumava una scena identica, solo che il poveretto che veniva picchiato non portava nessun reggiseno blu. Un fatto che dimostra che, in Egitto, almeno le "pari opportunità" (di manifestare e di essere picchiati) sono garantite. Per ora.

Solo incidentalmente, mentre veniva trascinata, la veste della malcapitata si è slacciata. Un soldato si è premurato di ricoprirla, nonostante orde di manifestanti fossero in avvicinamento, pronte a sbranarlo (e in effetti la manifestante viene sottratta all'esercito). Il trattamento riservato ai manifestanti - sia la donna che l'uomo - è da condannare senza ombra di dubbio, ma - ripeto e non ho paura di farlo - visto che c'è il video completo che documenta la dinamica dell'accaduto - dove sono esattamente le "molestie" che in tanti hanno denunciato? Dove è che i militari avrebbero "spogliato la donna per picchiarla"?

Molestie sono semmai i test di verginità a cui sono state sottoposte le attiviste arrestate durante gli scontri. Anche in questo caso i media occidentali hanno dato grande risalto alla decisione di un tribunale egiziano di vietare i "test di verginità". E i giovani di Facebook hanno cantato vittoria. Ma il verdetto è inapplicabile, come ha chiarito un portavoce dell'esercito, per il semplice motivo che - ufficialmente - non è previsto nessun test di verginità. Chi lo ha ordinato, con la scusa che questo avrebbe impedito alle detenute di affermare in seguito di essere state stuprate dai soldati, ne risponderà in prima persona. Della serie: tanta gioia per niente.

Le parole hanno un senso, sopratutto in frangenti delicati, e il video del brutale pestaggio dei manifestanti è agghiacciante senza inventarsi inesistenti "molestie sessuali". Tra l'altro il fenomeno delle molestie è cosi diffuso in Egitto (e non solo durante le manifestazioni, ma persino sui mezzi pubblici) che non mi sembra affatto necessario inventarne di nuove. A meno che non si cerchi di buttare benzina sul fuoco. Spiace, quindi, che alcuni osservatori che seguo volentieri - come Lorenzo Declich - si siano lasciati trasportare dal furore ideologico della solita Paola Caridi che pubblica l'immagine chiedendosi, con un bel po' di fantasia, "Chi molesta le donne arabe?".

In realtà la domanda che pone la Caridi sotto la foto sottintende un altro messaggio: "Ai difensori della democrazia, della dignità, dei diritti delle donne che in Occidente si sbracciano le vesti perché hanno paura dell’islam politico montante nel mondo arabo, faccio una sola, semplice domanda: chi è che molesta le donne arabe?". Azzardo una traduzione per i profani: gli islamisti sono molto più rispettosi nei confronti delle donne. Che lo dica una blogger residente a Gerusalemme (perché non a Gaza?) impegnata a sfornare libri su Hamas (un movimento che ha vietato alle donne di fumare il narghilè e salire in moto e che nel 2010 - della nostra era, non avanti Cristo - ha arrestato ben 150 "streghe") non mi meraviglia. Che però il brillante Lorenzo la citi e che l'ottima Elisa Ferrero - che aggiorna un interessante diario dall'Egitto - affermi: "Se gli islamisti saranno capaci di restaurare il rispetto della vita umana, allora, io dico, ben vengano gli islamisti" lascia un po' più perplessi.

Comunque ci ha pensato un popolare predicatore televisivo islamico a confermare le rosee aspettative del gentil sesso e a tranquillizare i pessimisti incalliti e di poca fede chiedendo perchè la ragazza picchiata ''si trovasse là in primo luogo e chi l'aveva lasciata uscire''. Se a questo aggiungiamo che alcuni movimenti islamisti conservatori dicono di essere favorevoli (con i "moderati" che rispondono: non è ancora ora) all’entrata in vigore di una “polizia della virtù”, sul modello saudita, per controllare la pubblica virtù e modestia - soprattutto quella delle donne - negli spazi pubblici, possiamo stare tranquilli: il rispetto delle donne egiziane sarà assicurato al 100%.