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martedì 6 dicembre 2011

L'Egitto non è solo il Cairo: ditelo ad Al-Aswani.

Tempo fa la Feltrinelli ha pubblicato - con il titolo "Rivoluzione egiziana" - una raccolta di articoli di 'Ala Al-Aswani, intellettuale e scrittore egiziano già autore del famoso "Palazzo Yacoubian". Al-Aswani è un romanziere molto bravo che però ha dimostrato sempre di più, negli ultimi tempi, di essere non meno scollato politicamente dalla realtà del paese dalla sua traduttrice in Italia (si, proprio lei).

Anche la fotografia scelta per fare da copertina - un bimbetto pulito coi capelli lunghi che sembra uscito da una pubblicità del Mulino bianco egiziano - è una testimonianza visiva eloquente di questo scollamento dalla realtà (fatta invece di bimbi e adolescenti abbandonati per le strade, dove campano di espedienti e sniffano colla). L'immagine l'avrà anche scelta il grafico della casa editrice, ma è evidente la sostanziale sovrapposizione della percezione del paese da parte dell'élite colta cairota - di cui Al-Aswani è un esponente di primo piano - e quella della "Gauche Sardine" che lo pubblica in Italia.

A questo punto non si può che rivolgere un sentito ringraziamento a questi intellettuali e ai "fighetti di Tahrir" per i brillanti risultati ottenuti e cioè... il Nulla Assoluto. Altrettanti doverosi ringraziamenti vanno rivolti ai loro sostenitori in occidente, ai sessantottini frustrati che mi hanno dato del reazionario privo di armi intellettuali, del nostalgico del regime, del lecca-culo di Mubarak, del bamboccione e chi più ne ha più ne metta solo perché scrivevo che quei fighetti erano dei deficienti irresponsabili, disorganizzati e scollati dalla realtà che avrebbero portato il paese alla rovina. Leggere i seguenti estratti per credere:


(Ansamed) Se l'ondata islamista si confermerà anche nei prossimi due turni elettorali in Egitto, il primo Parlamento del dopo Mubarak rischierà di essere ingestibile, portando nel peggiore dei casi i gruppi salafiti, piu' integralisti a prendere le armi per imporre la propria visione della societa'. E' il quadro preoccupante delineato da Amad Gad, vice direttore del centro per gli studi strategici di al Ahram, illustrando all'Ansa i possibili scenari dopo il successo inaspettato dei salafiti. Al primo turno della prima tornata elettorale gli integralisti si sono piazzati al secondo posto dietro ai Fratelli Musulmani, incassando quasi un quarto dei voti espressi. (...) Gad è convinto che i salafiti ''cercheranno di giungere al potere perche' si sono piazzati al secondo posto. E' anche possibile che puntino alla lotta armata perche' non hanno la minima intenzione di rinunciare al loro obiettivo'', sottolinea l'analista secondo il quale la prospettiva di avere i salafiti all'opposizione apre scenari decisamente inquietanti.

(Corriere della Sera) «Il successo dei salafiti mi sorprende ma neanche tanto, molta gente che conosco qui in provincia li ha votati perché conosce i candidati e li considera persone per bene, timorati di Dio e rispettosi delle tradizioni, vicini alla gente comune e ai suoi problemi soprattutto economici, che non parlano difficile come i partiti laici o i rivoluzionari di Tahrir», dice Ghada Abdel Aal (autrice di "Che il velo sia da sposa", ndr). «Questa affermazione mi fa molta paura, hanno una mentalità chiusa e ancorata al passato, vogliono cancellare le leggi a favore delle donne approvate sotto Mubarak con la scusa che le ha volute sua moglie Suzanne, anche per i copti sono pericolosi, per i diritti umani in generale». (...) Ghada è «normale» ovvero in linea con la maggioranza dell' Egitto «che non è solo il Cairo come credono i politici laici». Come almeno metà del Paese alle urne preferisce un partito islamico, non salafita ma quello della Fratellanza. «Mi rendo conto che anche i Fratelli Musulmani sono un possibile rischio - spiega infatti - Ma io amo troppo il mio Paese, più ancora dei miei diritti di donna, e loro sono gli unici che adesso possono farlo uscire dal caos in cui siamo». (...) «Ma le forze laiche litigano tra loro, non sono organizzate. E intanto la crisi è assoluta, tutti siamo convinti che se va avanti così l' Egitto andrà in bancarotta. Non voglio protestare tutta la vita, nessun giovane deve più morire. Tahrir è stato uno strumento fondamentale per mandar via quel vampiro immortale di Mubarak, ma ora è lontana dal Paese con i suoi 82 milioni di abitanti».