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lunedì 5 dicembre 2011

Non bastano i blog per fare una rivoluzione

Alla fine i "fighetti di Tahrir" hanno perso. Lo dicevamo mesi prima che accaddesse: seguire i link inseriti in questi estratti di articoli per credere. C'è poco da rallegrarsi, ma è la dimostrazione, come scrivevo, che non basta passare le vacanze radical-chic in Egitto per conoscerlo davvero.

Ieri pomeriggio al caffè Groppi dove nei tavolini è rappresa la veneranda storia del Cairo, gli abitudinari scrutavano un cliente intento al suo succo di frutta. Lunga barba, il pantalone corto sulle caviglie, il salafita sembrava un grosso gatto soddisfatto e goloso venuto a prender possesso delle nuove proprietà. Inutile dedicarsi alla casistica delle differenze dottrinali tra l’islam dei moderati e quello degli intransigenti. Certo: i salafiti vogliono lo Stato islamico, la denuncia del trattato di pace con Israele e la rinuncia agli empi miliardi di aiuti americani; i Fratelli si affannano a sfumare, tranquillizzare. È un gioco delle parti, alla fine faranno alleanza. Da decenni si frequentano, in strada e in galera. Il Potere li unirà per creare ai vinti guai memorandi. Il partito di dio ha ben ragione di pensare che anche qui il vento della storia gonfi le vele delle loro speranze e dei loro assunti. Li conforta il calamitoso risultato dei liberali e gauchiste del Blocco egiziano guidato dal magnate cristiano Naguib Sawiris; arenato, pare, al 16%. Risultano, questi liberali nostrani, monotoni, insipidi, divisi. Hanno realizzato quote decenti, sembra, solo nei quartieri residenziali. Quelli dei ricchi. Che è quasi una colpa. E poi è difficile battere un partito che ogni venerdì può organizzare centomila comizi. Nelle moschee del Paese. Le tribolazioni di questo Egitto liberale sembrano destinate a perpetuarsi sotto nuova forma. (...) Ma la rigenerazione di un mondo è risultata un compito leggermente superiore a quanto questi ragazzi avevano previsto, per cui non basta qualche blog e un po’ di bric-à-brac rivoluzionario. Hanno sciupato e esaurito la loro energia, dilapidato la loro iliade.(La Stampa)

Primavera araba completamente «sfiorita». I principali sconfitti della tornata elettorale del 28 novembre sono i giovani dimostranti di Piazza Tahrir, che tanti applausi avevano suscitato in Occidente. Le loro ultime dimostrazioni - con una quarantina di morti e varie migliaia di feriti - si proponevano di certo di far ritardare le elezioni, per le quali non erano organizzati. Beninteso, chiedevano che i militari si ritirassero in caserma. Paradossalmente, essi sono però gli unici che possano difenderli dagli islamisti! Il caos in Piazza Tahrir ha di certo contribuito al successo dei due partiti islamici. La massa degli egiziani è stanca del caos. Sconfitti sono anche i copti. Anche se il loro capo, "Papa Senouda III", aveva vietato di parlare di politica nelle chiese, i loro esponenti avevano fatto propaganda per i partiti laici del Blocco Egiziano. Il successo degli islamici ne accelererà l’esodo dall’Egitto. Un paio di centinaia di migliaia sono già emigrati dallo scorso gennaio dopo i massacri di copti avvenuti ad Alessandria ed a Il Cairo. La transizione in Egitto diviene più complessa ed incerta. Sicuramente già ora, ma soprattutto in futuro, né l’Egitto né il Medio Oriente saranno quelli di prima. (Il Tempo)