Notizie

Loading...

giovedì 27 ottobre 2011

Cos'è la destra, cos'è la sinistra? (II)

Leggi la prima puntata

Quando leggo che al sottoscritto sarebbe congeniale la destra mentre "qui fa quello di sinistra" poiché pensa che sarebbe "utile e conveniente", trattengo a stento le risate. Evidentemente qualcuno ha dimenticato che mi sono preso non pochi "mal di pancia" (per usare un eufemismo) nel combattere l'ondata montante dell'islamofobia in Italia nella stessa parentesi storica in cui chiunque avesse voluto far carriera politica, pubblicare libri e andare in televisione con le scorte al seguito non doveva far altro che gridare alla fatwa e accodarsi al trenino di quella piccola e aguerritissima lobby che cercava e cerca tuttora disperatamente di monopolizzare il dibattito sull'integrazione.

Non è vero, come scrive in un altro commento il lettore menzionato ieri, che la destra "schifa" gli immigrati: basta adeguarsi al copione richiesto, dire alla gente ciò che vorrebbe sentirsi dire. Esattamente il contrario del mio modo di agire, esemplificato dall'aforisma di George Orwell che campeggia su questo blog. Mi sono sistematicamente (e orgogliosamente) schierato dalla parte "sbagliata", perché intimamente convinto che fosse quella giusta. Sempre. "Dalla parte degli islamici" quando era più conveniente e fruttuoso essere anti-islamici. Freddo nei confronti della "Primavera araba" quando è di moda tessere le lodi dei "giovani di facebook" e le mirabilie democratiche che avrebbero realizzato. Contro la guerra in Libia mentre gli scribacchini spacciavano l'aggressione mercenaria per una "sollevazione popolare".

Ho difeso - e continuerò a farlo - il diritto degli immigrati in generale e dei musulmani in particolare di non essere sommariamente demonizzati sui mezzi di informazione, di pregare in luoghi di culto decenti e di vedere riconosciuti i diritti di cittadinanza e di voto perché sono profondamente convinto che sia giusto e sacrosanto, che questa sia una via costruttiva e utile per tutti. Non perché sono idee "di sinistra". Tra l'altro ho già scritte più volte su questo blog che in materia di immigrazione e delle battaglie correlate sono un fautore del "lobbismo", che non conosce il tifo da stadio. Fin quando gli immigrati non capiranno che la panacea per i loro problemi non è nello schierarsi a destra o a sinistra ma nel trattare e fare pressioni su entrambi, rimarranno dove sono attualmente: presi per i fondelli in modo bipartisan.

Allo stesso modo rimarrò critico nei confronti della cosiddetta "Primavera araba" non perché sono diventato miracolosamente di "destra" ma perché sono convinto che le sue conseguenze - politiche, culturali, economiche - saranno altrettanto disastrose per tutti. Non c'è nessuna contraddizione tra il pensare che "normalizzare" il fenomeno migratorio possa portare benefici e il pensare che i recenti sconvolgimenti mediorientali - che hanno solo distrutto le economie e sdoganato i salafiti e i loro alleati - faranno fare al mondo arabo un salto indietro di cent'anni. Le mie non sono posizioni "ideologiche", ma frutto di valutazioni pragmatiche dei contesti, che non sono affatto uguali. I "fighetti di facebook" saranno anche "come noi", come sono soliti scrivere gli innamorati della rivoluzione internettiana, ma le masse a cui si rivolgono non godono degli stessi livelli di benessere e cultura. La prima volta in cui andranno a votare potrebbe anche essere l'ultima. Altro che "Primavera". (Fine)

martedì 25 ottobre 2011

Cos'è la destra, cos'è la sinistra? (I)

Nel dibattito scatenatosi pochi giorni fa tra alcuni lettori di questo blog in commento ad alcuni miei recenti post sulla cosiddetta "Primavera Araba", un lettore di origine giordano-palestinese (che tra l'altro stimo abbastanza), evidentemente deluso dalle mie posizioni, se n'è uscito con questo commento che mi ha fatto cadere le braccia: "Sherif è il classico esempio di arabo nazionalista di DESTRA che qui, per convenienza, fa quello di sinistra e ce ne sono tanti".

Poiché la qualifica di "destrorso" mi è stata affibbiata per l'accoglienza cauta, quindi sempre più pessimista e allarmata (e confermata dall'evoluzione degli eventi: dai salafiti che attaccano le chiese in Egitto a quelli che attaccano i cinema in Tunisia) che ho riservato alla cosiddetta "Primavera" in Egitto, Libia ecc, credo sia il caso fare un po' di chiarezza, anche per evitare che si abbia l'impressione che da queste parti si oscilla tra posizioni di destra e sinistra nella più classica tradizione del voltagabbanesimo italiota.

Un lettore ha giustamente richiamato il celebre ritornello di Giorgio Gaber "Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra", che altri hanno subito liquidato come "satira". Ma la satira è spesso specchio della realtà: l'altro giorno una lettrice è intervenuta nei commenti di questo blog per difendere un'articolista da me criticata - in modo civile, seppur ironico - mentre era ancora in corso la "rivoluzione" egiziana. Ebbene, eccovi il commento di una che si professa di sinistra, intervenuta a difesa di una giornalista che si professa anche lei di sinistra: "Non si dimentichi che lei è un OSPITE. Se deve per forza essere offensivo nei riguardi di un cittadino italiano, lo faccia dal paese suo. Io qui non la voglio. Essere un paese democratico non significa che si debba ascoltare i commenti idioti dell'ultimo straniero sbarcato".

Non oso immaginare cosa avrebbe scritto se si fosse professata di destra. Sono
anni che vado affermando (tanto per chiarire che "non faccio" né quello di destra, né quello di sinistra) che l'unica differenza fra Destra e Sinistra, in Italia, è che mentre la Destra afferma che "i negri puzzano", la Sinistra afferma che "hanno un odore leggermente sconcertante". Ma al di là della confusione vigente in Italia, dove può capitare che un post-fascista difenda (rigorosamente a parole) i diritti degli immigrati e che un consigliere regionale del PD tappezzi la città di manifesti dove chiede tolleranza zero per i Rom, bisogna capire anche - come ha scritto un altro lettore - che "destra e sinistra sono concetti DAVVERO relativi al paese in cui la politica si manifesta".

Cos'è la sinistra, quindi, nel mondo arabo oggi, o in Egitto? I bloggers fighetti che passano tre quarti del loro tempo all'estero per ritirare premi e partecipare ai convegni di Facebook e similia, le cui posizioni vengono regolarmente sconfitte ai referendum e alle elezioni a cui partecipano le masse oppure gli operai che scioperano per chiedere aumenti di stipendio ma pronti a incendiare una chiesa o a votare a comando secondo le indicazioni dell'Imam salafita sotto casa? E la destra sarebbero le oligarchie affaristiche che impongono una laicità utile al turismo oppure gli integralisti conservatori che vogliono conformare il turismo alle "consuetudini locali", un eufemismo per dire che vorrebbero "parchi giochi per turisti" rigorosamente separati dai locali? (Leggi la seconda puntata).

lunedì 24 ottobre 2011

Libia: sacrifici e priorità democratiche

Dopo l’ultimo messaggio per il decimo anniversario dell’11 settembre, Al Qaeda tenta di entrare nello scenario del Nord Africa. In un video di 13 minuti diffuso sul web il nuovo leader, l’egiziano Ayman al-Zawahiri (su cui gli Usa hanno posto un taglia da 25 milioni di dollari), lancia un doppio appello a Libia e Algeria. “La Nato vi chiederà di abbandonare l’Islam - dice Al Zawahiri ai libici - Non consentite loro di rubarvi il frutto dei vostri sacrifici: istituite la Sharia (la legge islamica)”.

13 ottobre 2011


Prendendo la parola a Bengasi nel corso della cerimonia con cui la Libia è stata dichiarata ufficialmente libera dal regime di Gheddafi, il leader del governo provvisorio, il Consiglio Nazionale di Transizione, Mustafa Abdul-Jalil, ha detto che «La sharia sarà la principale fonte di legge, ogni norma che contraddice l’Islam sarà abrogata». Poco dopo Jalil ha detto che, per questa ragione, si deve intendere nulla la legge che metteva un tetto al numero di matrimoni che ogni uomo poteva contrarre.

24 ottobre 2011

domenica 23 ottobre 2011

Libia: avanza la democrazia...

Il numero uno del Consiglio di transizione libico, Mustafa Abdel Jalil, si è inginocchiato oggi in preghiera subito dopo avere presenziato alla cerimonia di proclamazione della liberazione della Libia. Poi ha promesso che la legge islamica sarà rafforzata. "Come nazione musulmana la Sharia è alla base della nostra legislazione, pertanto ogni legge che contraddica i principi dell'Islam non avrà valore", ha detto.
E tanto per chiarirvi qual'è la mentalità che regna sovrana da quelle parti (nord-est della Libia, ovvero le terre che hanno dato il via alla "liberazione"), riporto lo schema comparso su uno studio pubblicato nel 2007 che ha analizzato le nazionalità di coloro che sono andati a combattere o si sono fatti esplodere in Irak. Credo che spieghi molto bene perché Gheddafi ha fatto quell'orribile fine (tra le altre cose pare sia stato pure sodomizzato con un bastone).

giovedì 20 ottobre 2011

Gheddafi: dopo la tragedia, la beffa.

Quando ho letto che la morte di Gheddafi sarebbe, secondo qualcuno, "una vittoria del popolo libico", mi sono messo a ridere di gusto, nonostante la tragica e sconvolgente barbarie con cui il Colonnello è stato liquidato. L'incalzare dei commenti allucinanti e festosi da parte di molti politicanti ha il sapore della beffa, visto che è chiaro anche per un bambino di tre anni che la cattura e la liquidazione di Gheddafi non sarebbe stata possibile senza l'intervento degli aerei francesi.

Anzi, per dirla tutta, gli stessi ribelli o mercenari - divisi, disorganizzati e privi di sostegno popolare, visto che le forze lealiste hanno resistito per mesi - non sarebbero andati molto lontano senza la copertura aerea della Nato sobillata dalla Francia, quella mediatica di Aljazeera eterodiretta dal Qatar (unico paese arabo a contribuire bellicamente) e il sostegno finanziario di tutti coloro che avevano un interesse materiale (o sono stati costretti dagli eventi) a portare a termine un "cambio di regime" in Libia. La disonestà intellettuale insita nel definire questa ennesima aggressione, pianificata a tavolino, una "rivolta popolare" dovrebbe essere evidente, ormai.

Bene ha detto Borghezio (dovrei cominciare a preoccuparmi?): non bisogna confondere il fu Colonnelo "con i nuovi dirigenti libici portati al potere dalle baionette della Nato e dalle multinazionali del petrolio". Ora stiamo a vedere se questi dirigenti saranno in grado di ricostruire (a suon di barili gratuiti) tutto ciò che i "liberatori" hanno distrutto: dal Grande Fiume Fatto dallUomo - il reticolato idraulico che raccoglieva l’acqua fossile del sahara in cui il Colonnello aveva investito miliardi di dollari - agli ospedali oppure se proseguiranno con "la caccia al negro" che hanno inaugurato nelle città da loro democraticamente occupate o se si metteranno a liquidarsi tra di loro, come hanno cominciato a fare con Gheddafi ancora in vita.

Non si sono neanche scomodati a fargli un processo farsa. Non hanno neanche avuto la pazienza di aspettare la prossima festa del sacrificio per appenderlo alla forca, come Saddam. No: un colpo alla testa e via col trascinamento e il pestaggio del cadavere, l'esposizione del corpo martoriato ai flash dei fotografi e alle telecamere, i macabri festeggiamenti. Gli egiziani dovrebbero essere davvero fieri, nonostante tutto: almeno Mubarak viene giudicato da giudici egiziani in un'aula di tribunale, come solo un popolo civile sa fare.

Gheddafi ha fatto la stessa fine di Mussolini, osannato per decenni salvo essere giustiziato senza processo e appeso a testa in giù non appena sono sbarcate le forze alleate. Destino beffardo per l'unico presidente arabo che è riuscito a chiedere e ottenere risarcimenti per il periodo colonialista, l'unico a denunciare platealmente (seppur con modo teatrali ed esagerazioni comiche) l'ipocrisia e la falsità di alcuni governi occidentali.

L'unica consolazione è che la sua stessa morte è una prova lampante di ciò che andava denunciando da una vita all'ombra di una tenda beduina. Piantata, magari, a due passi dall'Eliseo.

All'Eliseo

giovedì 13 ottobre 2011

I copti, il «prima» e il «dopo».

"Presentare la piazza (Tahrir, ndr) come una "piazza unita" solo perché adesso ha una sola richiesta (la cacciata di Mubarak, ndr) è davvero pericoloso".

Il sottoscritto, su questo blog, due giorni prima delle dimissioni di Mubarak.

"E a chi dice “noi non riusciamo a vivere in questo paese” [è chiaro il riferimento ai cristiani e ai laici] rispondiamo: fa’ come ti pare [fa segno con il braccio verso l’esterno, il pubblico ride]. Arrivederci, fai buon viaggio! Non avete i visti per il Canada, gli Stati Uniti…? Facciano come gli pare. Ma il paese e il popolo… la vostra democrazia dice “che dice il popolo?”. Il popolo vuole un paese religioso! E così sia. E a occuparci di religione siamo noi [indica se stesso]. Vi amo in Dio".

Un noto Imam salafita commenta i risultati del referendum costituzionale indetto dopo la caduta di Mubarak.

"La paura, per molti la certezza, è che le cose siano peggio di «prima», se perfino un' alta autorità come il governatore di Assuan, dove un chiesa è stata semi-distrutta una settimana fa, ha giustificato l' attacco dicendo che «le croci sull' edificio offendevano gli occhi dei musulmani», ed è rimasto al suo posto. «Io sono nato qui e qui morirò, non per citare Mubarak ma perché amo l' Egitto. Ma tanti amici se ne sono andati, altri hanno pronto il visto per gli Usa e l' Europa. Il momento in cui sembrava che ci fosse finalmente unità al di là delle fedi è finito: come in Iraq, caduto il raìs, nemico comune, il Paese s' è spaccato. Il nemico ora è il tuo vicino diverso".

Testimonianza di Sabri Boutrous, linguista, al Corriere della Sera.

Un avvocato egiziano ha dichiarato due settimane fa che quasi 100 mila cristiani sarebbero fuggiti dall'Egitto dall'inizio dell'anno e che altri 250 mila potrebbero lasciare il paese prima della fine del 2011. Il fenomeno della fuga dei cristiani è diffuso?

Io non posso confermare i numeri, anche se penso siano reali. Non ho rapporti con l'ufficio di immigrazione egiziano. Però un avvocato degli Stati Uniti che si occupa di immigrazione mi ha detto che il numero di copti arrivati negli Usa è triplicato rispetto all’anno scorso, quindi c'è sicuramente la tendenza a fuggire. E i numeri sono molto alti.

Dalla caduta del regime di Hosni Mubarak la situazione è peggiorata per i cristiani?

Sicuramente sì. Sotto il vecchio regime avvenivano casi di persecuzione ma ora sono aumentati. Quando gli estremisti islamici hanno bruciato la chiesa di Embaba, la polizia ci ha messo moltissimo ad arrivare mentre le persone combattevano. Non c'è nessun tipo di giustizia e l'esercito non protegge i cristiani e non punisce i responsabili (*). Con Mubarak gli estremisti erano più deboli.

Testimonianza di Kristen Chick, inviata in Egitto per il Christian Science Monitor

(*) Su questa affermazione avrei un'osservazione da fare: l'altro giorno è stato impiccato Mohammet Ahmed Mohammed Hussein, conosciuto con il nome di Hamam Kamuni, dopo essere stato condannato per aver aperto il fuoco sui fedeli copti che uscivano dalla messa del Natale, nel gennaio 2010 nella città di Nagaa Hamadi. E tanto per chiarire quanto sia difficile per l'esercito e la polizia proteggere i cristiani nel "nuovo Egitto", faccio notare che al suo funerale hanno partecipato cinquemila - già, cinquemila - persone.

lunedì 10 ottobre 2011

Se questa è la "Primavera" egiziana....

Se questa è la "Primavera", non oso immaginare come sarà l'Inverno...

"Secondo le ultime notizie sarebbero 22 i morti negli scontri tra copti ed esercito al Cairo: 18 sarebbero i manifestanti e 4 i militari uccisi".

"Dodici morti e un centinaio di feriti sono il bilancio dell’assalto condotto da gruppi di salafiti contro alcune chiese nel quartiere di Imbaba, nella parte nord-ovest del Cairo, capitale dell’Egitto".

"Da marzo ad oggi l'aumento delle tensioni religiose in Egitto ha portato all'emigrazione di oltre 100mila cristiani, denuncia l'Unione egiziana delle organizzazioni per i diritti umani".

"E’ salito a tre morti e 1049 feriti il bilancio delle vittime degli scontri avvenuti ieri al Cairo tra polizia e manifestanti davanti all’ambasciata di Israele".

"Nuove frizioni diplomatiche fra Egitto e Israele sono scaturite, venerdì 30 settembre, da dichiarazioni dell'ambasciatore egiziano nell'autorità nazionale palestinese, Yasser Othman, secondo cui lo Stato ebraico avrebbe mire espansionistiche sulla penisola del Sinai".

"Il nuovo accordo per la fornitura di gas dall’Egitto a Israele è in dirittura di arrivo. Notizia subito confermata da un intervento del ministro del Petrolio egiziano, Abdullah Ghorab".

"Lo stato d'emergenza in Egitto sarà revocato solo quando saranno ripristinate le normali condizioni di sicurezza"

"12.000 civili sono stati deferiti ai tribunali militari. Nei tre decenni di governo di Mubarak i civili giudicati da tribunali militari erano stati appena 2.000".

"L'Egitto, per fare un esempio, lo scorso anno poteva ancora formulare floride previsioni: sperava infatti di accogliere almeno 14 milioni di turisti nel 2011. In realtà nei primi tre mesi del 2011 il numero dei visitatori è diminuito del 54,3 per cento rispetto al 2010, con una perdita di almeno un miliardo di dollari al mese"

"Cresce l’indebitamento estero del Cairo, secondo gli ultimi dati, a giugno l’ammontare di tale capitolo ha raggiunto i 34,9miliardi di dollari. 3,6miliardi di dollari in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso pari ad un incremento dell’1,2%. I dati sono contenuti nell’ultimo bollettino della Banca centrale egiziana".

"L'Egitto potrebbe andare in bancarotta entro i prossimi sei mesi, ha dichiarato il consigliere per le riforme e potenziale candidato alla Presidenza, Mohamed El Baradei".

"Dopo Wasat, partito promosso da alcuni giovani appartenenti ai Fratelli Musulmani, e soprattutto Libertà e Giustizia, vera formazione dei Fratelli Musulmani, nasce Nour, il "Partito della Luce" fondato dai salafiti, movimenti integralista islamico. E così sono già tre gli schieramenti a sfondo religioso musulmano nati dopo la caduta di Hosni Mubarak, che aveva proibito a confessioni religiose e politica di mischiarsi".

Il deposto presidente Hosni Mubarak non ha mai chiesto all'esercito di sparare sulla folla che manifestavano contro di lui all'inizio di quest'anno, ha detto domenica il leader militare dell’ Egitto, il maresciallo Hussein Tantawi.

martedì 4 ottobre 2011

Rudy Guede, assassino accettabile.

In quest’ultimo omicidio la follia collettiva si è estesa ben oltre i confini nazionali, investendo come uno tsunami anche gli Stati Uniti e l’Inghilterra, con le relative ambasciate al seguito e con le relative televisioni a raccontare la storia a proprio modo. Insomma, una baraonda. E in questa baraonda si sono ritrovati per quattro anni un bella ragazza americana, il suo boyfriend italiano – laureando e di buona famiglia, va specificato – e un nero. Guarda caso l’unico condannato della vicenda è il nero. Ma l’appunto non ha nulla a che vedere col “razzismo giudiziario”, quanto piuttosto con il “razzismo televisivo”. Semplicemente, Rudy Guede è per l’opinione pubblica un assassino più accettabile: e l’opinione pubblica, si sa, è sovrana.

Venendo ai fatti: contro Amanda Knox e Raffaele Sollecito pare non ci fossero (come al solito) prove di colpevolezza che non fossero indiziarie. È dunque improponibile anche solo l’idea di contestare una sentenza che giustamente ricorda a noi tutti (da troppo tempo sconvolti da una vera e propria epidemia di giustizialismo forcaiolo) che è sempre meglio un colpevole fuori di prigione rispetto ad un innocente dentro: che un innocente in galera (in ogni galera, e dunque a maggior ragione nella nostra) è un orrore giudiziario che non dovrebbe neanche essere contemplato o immaginabile. Ma in tutto questo, che fine ha fatto Rudy Guede? Condannato a 16 anni per concorso in omicidio, pare abbia “concorso” da solo. Non sarebbe forse più giusto (o più umano), alla luce di questa sentenza, rivedere anche la sua? Non sarebbe più giusto riconsiderare la sua posizione?

Susanna Curci, Mirorenzaglia