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mercoledì 4 gennaio 2012

Egitto: l'incognita islamista.

Due versioni contrastanti sul ruolo delle forze islamiste in Egitto. In ogni caso, una vignetta egiziana vale sempre più di mille parole (sull'uomo che fa da sgabello è scritto "La rivoluzione"): tanto per illustrare cosa pensano i laici in Egitto, in questo periodo. Un sentito ringraziamento ai Fighetti di Tahrir...

Non è facile valutare cosa stia realmente accadendo in Egitto. Dopo i primi risultati delle elezioni, tutte le ipotesi restano possibili; il risultato è imprevedibile. I due partiti islamici – il partito “Libertà e Giustizia” che rappresenta i Fratelli Musulmani, e Al-Nour che rappresenta i salafiti – sono emersi come le principali forze politiche in Egitto, suscitando interrogativi sulla natura del futuro Stato. Le cose si stanno evolvendo rapidamente, e molti elementi sono sorprendenti, poco chiari e perfino sconosciuti: è difficile identificare non solo i protagonisti, ma anche le nuove alleanze che stanno prendendo forma in questa svolta storica.

In meno di sei mesi, il movimento salafita ha completamente cambiato le sue posizioni ideologiche e religiose nei confronti della “democrazia”. I suoi leader avevano ripetuto per anni che la “democrazia” non era islamica, che era perfino “kufr” (un rifiuto dell’Islam), e che i veri musulmani non dovevano prendere parte alle elezioni – o alla politica in generale – essendo l’intero sistema corrotto nelle sue stesse fondamenta. Poi, improvvisamente i salafiti hanno creato un partito, hanno iniziato ad essere attivi in tutto il paese, producendo volantini e opuscoli, e invitando il popolo a votare per loro o, in alternativa, almeno per la Fratellanza Musulmana. Il loro voltafaccia di 180 gradi è stato tanto rapido quanto sorprendente e curioso.

(...) Al-Nour potrebbe essere uno strumento per indebolire l’influenza e il potere della Fratellanza Musulmana, spingendola a stringere alleanze rischiose. Se i Fratelli Musulmani sceglieranno di concludere un patto con i letteralisti, perderanno rapidamente la propria credibilità e si porranno in contrasto con la loro dichiarata agenda riformista. Se decideranno di tenersi lontani dai salafiti, non avranno altra alternativa che quella di prendere in considerazione un’alleanza con altre forze politiche (che sono molto deboli) e soprattutto con i militari, che rimangono molto potenti. (...) in ogni caso, queste forze (islamiste, ndr) hanno ancora molto da dimostrare; nessuno sa se manterranno le loro promesse quando saranno al potere.

(Tariq Ramadan, Gulf News)

''Non fidarsi degli islamisti, non mantengono mai le promesse che fanno'': è un avvertimento, accompagnato da un'accurata disamina delle ragioni della vittoria dei partiti dei Fratelli Musulmani e dei salafiti (specie di Al Nour) al primo turno delle elezioni legislative in Egitto, oltre che del fallimento elettorale del movimento di piazza Tahrir, che Iman Bibars, attivista dei diritti umani, rivolge tanto ai suoi connazionali che agli osservatori esterni parlando con l'ANSA.

"I Fratelli Musulmani si dicono 'moderati di centro', ma e' una definizione che non significa nulla - sostiene - la loro strategia è quella di conquistare il potere, passo per passo. Il problema è che non hanno una visione politica, nè una economica, nè propongono politiche sociali. In tanti anni non hanno creato un'impresa che creasse posti di lavoro per i giovani, e quello che hanno raggiunto è soltanto frutto delle attività caritatevoli che hanno svolto, grazie all'aiuto di fondi spesso provenienti dall'Arabia Saudita, o donazioni di sostenitori arabi''. Per i salafiti il discorso è molto simile, con la differenza, dice Iman, che ''i Fratelli sono più astuti e non si rivelano subito per quello che effettivamente vogliono: il potere puro e semplice''.

(...) Il movimento dei giovani e meno giovani di Tahrir - ''un momento di eccezionale vitalità esploso contro le frustrazioni di decenni, non aveva tessuto ideologico nè politico e voleva soltanto la caduta di Mubarak, che non ha retto perchè era fragile, e le soluzioni per tenerlo in piedi erano prive di fantasia e intelligenza''. Per il futuro Bibars teme che il danno peggiore di un regime islamista possa venire dall'imposizione ''di un sistema educativo che renderà tutti ignoranti e con una cultura monotematica a sfondo religioso, senza scambi con l'esterno''.

(Iman Bibars, Ansa Med)