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lunedì 2 gennaio 2012

Egitto? Sarà un paradiso. Come le Maldive.

Ogni volta che scrivo dei rischi che corre il settore turistico in Egitto con l'avvento di movimenti islamisti intrasigenti al potere, un lettore di origine italo-giordana che si firma con lo pseudonimo Beduino si affretta a precisare che i movimenti ultraconservatori nel futuro parlamento egiziano hanno raccolto solo (sic) il 25% dei voti. E io ho sempre risposto che alcuni movimenti politici italiani, con una percentuale molto più bassa, hanno preso in ostaggio la politica del governo per lunghissimi anni.

Di rimando Beduino risponde "Si, ma questi saranno all'opposizione". Ora, al di là del fatto che è tutto da vedere se saranno davvero all'opposizione, questo non vieta che possano condizionare la politica del governo. Un esempio illuminante si è appena verificato alle Maldive, dove il turismo è la più importante fonte di reddito per l'economia e di occupazione per la maggioranza dei cittadini: il partito islamico d'opposizione Adhaalath, dopo aver organizzato diverse manifestazioni di protesta, è riuscito a ottenere dal governo un decreto che ordina la chiusura di tutte le spa e i centri benessere presenti sulle 1.192 isole coralline dell'arcipelago nell’Oceano Indiano in quanto «bordelli dove si ascolta musica lussuriosa» e «posti dove si esercita la prostituzione».

La propaganda e le proteste del partito fondamentalista hanno avuto la meglio nonostante nemmeno una settimana prima il presidente Mohamed Nasheed, con un discorso conciliatore, avesse invitato tutti i partiti politici e i cittadini a non abbracciare l'estremismo religioso, ma a praticare un islam tollerante (nell'arcipelago tutti i residenti sono musulmani e un recente emendamento alla costituzione mira a negare la cittadinanza ai non musulmani).

In un certo senso la nuova versione delle Maldive, dove "la crescita dell'influenza del fondamentalismo islamico è inquietante" assomiglia molto all'Egitto: «Sempre più studenti nati nell'arcipelago vanno a studiare in Arabia Saudita e in Pakistan - dichiara Hassan Saeed, ex consulente dell'avvocatura di Stato dimessosi nel 2007 in polemica con l'inazione del governo - Qui imparano l’islam wahabita, la forma più radicale del fondamentalismo musulmano». Un fenomeno che è in corso in Egitto dagli anni 70. Ohibò, diranno le radical chic...