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venerdì 6 gennaio 2012

L'Egitto e un po' di "autocritica" (I)

"Fossi in te inizierei a chiedermi perchè ultimamente quando vieni nominato, negli ambienti egiziani e arabi, LAICI (ho molti più amici laici che religiosi qui in Italia), si parla di te come una specie di nuovo Allam che ha trovato la via giusta per fare carriera. Un po' di autocritica non ti farebbe male". Così recita l'ultimo commento di un lettore di origine italo-giordana che si firma col nick Beduino.

Se è vero quanto sostiene il lettore, e questa è davvero la diceria che gira negli ambienti arabi "laici", non oso immaginare cosa dicono invece negli ambienti islamisti (o forse si). Eppure non è passato tanto tempo da quando proprio Allam mi definiva un "esponente di un tribunale di inquisizione islamica" solo perché difendevo gli immigrati musulmani dall'indegna campagna di demonizzazione che nega(va) loro non solo i diritti di cittadinanza ma persino quello di pregare in un luogo di culto decente e riconosciuto come tale. Fa davvero ridere, quindi, l'accusa di "voler far carriera" rivolta ad uno che ha rifiutato di salire sul carro dei cosiddetti "moderati" che per anni hanno raccolto prebende andando in televisione ad accreditare la versione dell'imminente pericolo fondamentalista in Occidente...

E' ancora più sconcertante, però, che questa accusa provenga da arabi "laici" nel momento in cui esprimo preoccupazione per ciò che potrebbe diventare l'Egitto del futuro, dove il pericolo fondamentalista è una realtà e non l'invenzione di un manipolo di arrivisti in cerca di notorietà. Preoccupazione dovuta quando un quarto (dicasi un quarto) del parlamento va a gente che dichiara che le opere di Nagib Mahfuz - il premio Nobel egiziano per la letteratura - promuovono la prostituzione, che le piramidi sono reminiscenze idolatriche, che fare gli auguri di Natale ai cristiani è da considerarsi peccato, che ci vorrebbe una polizia preposta al controllo della morale pubblica e via discorrendo. Persino Carlos Latuff, il vignettista brasiliano filopalestinese che ha alimentato la rivolta contro Mubarak con i suoi disegni ha espresso la sua preoccupazione con la vignetta qui sopra riportata (e anche lui è stato accusato, nonostante il suo sostegno alla rivoluzione e le sue critiche al Consiglio Supremo delle Forze Armate, di essere un "orientalista" e un islamofobo).

Eppure, come scrive Tariq Ramadan, è difficile "valutare cosa stia realmente accadendo in Egitto, tutte le ipotesi restano possibili; il risultato è imprevedibile". Motivo per cui continuo a non capire la fiducia di molti cosiddetti laici nel fatto che l'Egitto non si trasformerà in una brutta copia di qualche satrapia teocratica della penisola arabica, con l'aggravante dell'assenza dei petrodollari e pertanto ancora più chiusa. L'unica certezza che abbiamo al momento è che le forze laiche, liberali, progressiste e i giovani che hanno rovesciato Mubarak contano politicamente come un due di picche. La palla è tutta nel campo islamista dove però non sono chiare le alleanze: ancora oggi non si sa se i Fratelli musulmani si alleeranno con i Salafiti o meno. Se manterranno la loro promessa di mettere in pratica un'agenda riformista o meno. Lo dice Tariq Ramadan, non io. Motivo in più per tenere alta la soglia di attenzione e premere affinché il riformismo abbia la meglio sul letteralismo.

Ci ho riflettuto bene, quindi, nel tentativo di fare "autocritica", come consigliato dall'amico Beduino. Poi mi sono reso conto che non sono io che devo fare autocritica ma quelli che di volta in volta mi criticano. Io sono sempre stato dalla parte dei diritti. Il fatto che alcuni musulmani abbiano interpretato la mia posizione a favore del diritto di una comunità di professare il proprio credo in un luogo di culto dignitoso come una specie di guerra santa tesa a glorificare la causa dell'Islam, e che alcuni islamofobi l'abbiano invece percepita come un tentativo di invasione portato avanti da un Fratello musulmano è un problema loro, non mio.

Per lo stesso motivo, il fatto che alcuni percepiscano ora la mia preoccupazione per ciò che sta succedendo in Egitto, dove non passa giorno senza che i movimenti di ispirazione islamista facciano una dichiarazione che scuote un'economia già provata o che metta a rischio i delicati equilibri geopolitici, venga inteso da alcuni musulmani come una specie di crociata allamesca avente fini personali e che gli islamofobi la ritengano invece la prova provata della correttezza delle loro idee, ebbene anche questo è un problema loro, non mio. Leggi la seconda puntata.