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lunedì 12 marzo 2012

Libia, la nuova Somalia

Spero sia un po' chiaro, ora, ai profani scandalizzati dalle mie "posizioni insostenibili" su Gheddafi e "risibili" su Aljazeera, il perché di quelle posizioni...

La Libia “liberata” dalla Nato sta per diventare la nuova Somalia? «In un certo senso, sì», risponde Angelo Del Boca, storico della Libia e del colonialismo italiano, intervistato da "Nena News": il paese sembra ormai in preda a quelle «milizie islamiche» che denunciava Muhammar Gheddafi, linciato solo nell’ottobre scorso a poche settimane dalla fine della guerra aerea della Nato, autorizzata dall'Onu col prestesto di “proteggere i civili”. «Per 42 anni – dice Del Boca – Gheddafi era riuscito, più con le cattive che con le buone, a tenere insieme il paese e a guidarlo in mezzo a burrasche non da poco. Morto lui, sembra che tutto vada nel disastro: perché le milizie non mollano le armi, il governo provvisorio fa di tutto per raccoglierle ma non ce la fa. Siamo arrivati addirittura al pronunciamento da Bengasi per dividere il paese, fatto non in maniera provvisoria, perché a capo di questo fantomatico governo c’è addirittura Ahmed Al Senussi, pronipote di re Idris», il sovrano deposto da Gheddafi oltre quarant’anni fa. (...) La parte principale di queste “oasi del petrolio” sono proprio in Cirenaica», ricorda lo storico del colonialismo italiano. Proprio l’est libico è ricco anche di acqua: «Il grande progetto di Gheddafi, il famoso River, il fiume sotterraneo – che anche gli insorti chiesero alla Nato di non bombardare – scorre da Kufra fino al mare, prosegue lungo tutta la costa e risale da Tripoli verso Gadames». L’impianto idrico è costato circa 30 miliardi di dollari e non si sa quanto durerà quest’acqua: «È una enorme bolla sotterranea, dalla quale attingono tutte le aree vicine». Un impianto vitale per la Libia, e così gigantesco che è stata costruita una fabbrica per allestire manufatti addatti alla canalizzazione. «È il rubinetto della Cirenaica e della Libia: chi lo controlla, controlla il Paese». Quindi, nell’est “ribelle” non ci sono solo gli introiti petroliferi, ma anche questo “rubinetto” ancora più decisivo del petrolio: «Un’acqua ha creato una fertilità che da tempo ha dato quasi l’autonomia alimentare alla Libia, trasformando il litorale nell’orto che produce per i sei milioni di abitanti». Quale “paese arabo” potrebbe esserci dietro questo strano pronunciamento della Cirenaica? Shalgam, l’autorevole ambasciatore all’ Onu della Libia, prima con Gheddafi e poi passato agli insorti, ripete che non vuole «una Libia controllata dal Qatar», l’emirato che – attraverso la rete televisiva Al Jazeera, controllata dalla famiglia reale – ha fornito l’arma decisiva per arrivare alla guerra contro Gheddafi. Indubbiamente, conferma Del Boca, il Qatar è interessato: un recente inserto straordinario di “Le Monde” rivela i nuovi interessi strategici della petromonarchia del Qatar sul Medio Oriente, in Africa e nel mondo intero, dove ha acquistato terre ovunque. «Il Qatar punta ad avere riserve di petrodollari enormi. E non dimentichiamo che fra le milizie che combattevano contro Gheddafi c’erano alcune centinaia – migliaia per altre fonti – di militari del Qatar. E hanno anche capacità d’intelligence e di forniture di armi»