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giovedì 15 marzo 2012

Progressi democratici in Egitto

La decisione dei deputati del nuovo parlamento egiziano ha avuto del clamoroso: per la prima volta è stato infatti preparato un documento con la richiesta al governo di ridurre i rapporti con il «nemico sionista» e, soprattutto, di rivedere tutti gli accordi esistenti tra i due paesi. Tra questi, ovviamente, il Trattato di pace che Sadat, primo leader arabo, firmò nel 1979 a Camp David (....) Provocazione, però, che non ha avuto gli effetti sperati: il governo, senza neanche scomodarsi a presentarsi in parlamento, ha ricordato che la Dichiarazione Costituzionale approvata con referendum l'anno scorso non autorizza i parlamentari ad assumere posizioni di critica nei confronti del governo, né tantomeno a sfiduciarlo. (...) Le casse egiziane hanno ridotto per la prima volta le riserve di valuta estera a 13 miliardi di dollari (prima della rivoluzione del gennaio 2011 erano oltre 30 miliardi), il turismo straniero ha segnato pesantemente il passo, sono poi cresciute le stime del deficit di bilancio dello Stato per l'anno fiscale 2011-2012, salito a 150 miliardi di lire egiziane (circa 24 mld di dollari), rispetto a quelle precedenti di 134 miliardi. In aggiunta l'Egitto negli ultimi tempi ha ripreso a negoziare richieste di prestiti con il Fondo Monetario Internazionale (per 3,2 mld di dollari) e con la Banca Mondiale. (Lettera 43)