Notizie

Loading...

martedì 27 marzo 2012

Rivoluzione fino alla morte (letteralmente)

È servito un anno (la cacciata di Mubarak è dell’11 febbraio 2011) ma alla fine, pochi giorni fa, l’Egitto ha messo da parte il suo orgoglio e ha accettato un prestito d’emergenza del Fondo Monetario da 3,2 miliardi di dollari per otto anni al tasso dell’1,3%. Troppo disastrose sono le condizioni dell’economia, e troppo forte lo si è visto in occasione della nuova ondata di violenze in dicembre è la pressione da parte di una popolazione di 81 milioni di persone il 40% delle quali vive con meno di 2 dollari al giorno. E mentre la banca centrale ha svuotato le riserve valutarie (da 36 miliardi di dollari di prima della rivoluzione a meno di 10 oggi) per arginare la svalutazione del pound e la conseguente devastante inflazione, i nuovi moti della fine del 2011 hanno bloccato un pacchetto di investimenti stranieri da 15 miliardi di dollari pronti a partire. Che invece sono ancora congelati. Così come stenta a ripartire il turismo, settore da cui dipendono 15 milioni di abitanti, con le presenze ancora a un 35% sul precrisi. Nel complesso, la disoccupazione non riesce a scendere sotto il 15%, che diventa il 25% per i giovani, e il governo ha avuto difficoltà a piazzare un terzo di un’emissione di bond (rating una sonora doppia B) pensata per 580 milioni di dollari al tasso del 16%. Tutto da rifare, insomma. Del resto negli altri Paesi investiti dalla primavera la situazione non è più rosea. (Leggi il resto su Repubblica)