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lunedì 16 aprile 2012

Ombra scura sul futuro dell'Egitto.


(...) C’è un elemento che getta un’ombra ancora più scura sul futuro dell’Egitto: lo stato dell’economia. La Banca centrale ha annunciato che le riserve estere sono diminuite tanto da raggiungere una cifra inferiore ai 15 miliardi di dollari (l’Italia per intenderci ha 140 miliardi di euro), che possono coprire a malapena tre mesi di importazioni. Negli ultimi 14 mesi l’Egitto ha perso 20 miliardi di dollari, mentre la liquidità a disposizione delle banche è scesa dai 30 miliardi dell’era Mubarak ai 9 attuali, a causa della fuga in massa dei capitali durante la “Primavera araba”. Il deficit commerciale ammonta già a 10 miliardi di dollari, il turismo fa registrare perdite per 4 miliardi di dollari, il deficit previsto a budget per il 2012 ammonta al 76 per cento dell’attuale Pil. Se l’andamento dell’economia egiziana continua così, la bancarotta sembra inevitabile. Secondo l'economista del Peterson Institute for International Economics Mohsin Khan, l’Egitto avrebbe bisogno prima di tutto di stabilità politica, quindi di 15 miliardi di dollari di prestiti e investimenti stranieri per risollevarsi. Altrimenti la moneta egiziana, che ha già perso il quattro per cento del suo valore, potrebbe crollare entro la fine dell’anno del 25 per cento. Ma per l’analista arabo Adel Al Toraifi, direttore del magazine saudita Al Majalla, considerato il giornale più importante del regno, i Fratelli Musulmani con il loro «linguaggio infiammatorio» non sono in grado di risollevare il paese. Anzi: «Le esperienze dell’ultimo anno – scrive sul celebre quotidiano Asharq alawsat, mettendo in dubbio la buona riuscita della “Primavera araba” – mostrano che i Fratelli Musulmani vivono ancora nel passato e la natura inconsistente della visione della Fratellanza che cerca di conquistare il potere». (fonte)

E qui, un anno fa, cosa si scriveva? Il punto è che molto osservatori occidentali, veri e propri rivoluzionari "col culo al caldo" che facevano il tifo seguendo gli sviluppi degli eventi dagli schermi del megafono degli interessi del Qatar (leggasi Aljazeera), erano davvero convinti che la sollevazione degli egiziani fosse dovuta alla voglia di avere "libere elezioni". 

I fighetti dell'Università americana del Cairo, promotori della rivolta - ed ora esclusi da qualsiasi processo decisionale - erano (e sono) certamente convinti che la soluzione dei problemi dell'Egitto sia nell'aiutare il candidato salafita a fare ricorso contro la sua esclusione dalla corsa elettorale (per via della cittadinanza statunitense acquisita dalla madre) in nome della "democrazia" (le ipotesi sono due: o sono scemi oppure hanno già il visto per l'estero, e sono certo che sia la seconda). 

La gente comune, invece, voleva solo prezzi calmierati. In cambio hanno ottenuto prezzi di frutta e verdura alle stelle, penuria delle bombole di gas, risse con morti per fare il pieno di benzina, fuga dei turisti. E all'orizzonte (se va bene) scenari luminosi: salafiti al potere, aiuti dai paesi del golfo, prestiti dal fondo monetario internazionale. Saranno contenti quelli che fanno la rivoluzione su Twitter...