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martedì 24 aprile 2012

Quando l'Egitto diventerà l'Afghanistan...

Constato con piacere (sic) che quasi tutti gli osservatori che ci hanno rotto gli zebedei un anno fa con la "Primavera" araba, il miracolo della "rivoluzione" egiziana e altre invenzioni massmediatiche propinate da Aljazeera e buone per la strategia geopolitica del Qatar, si sono finalmente ricreduti sugli effetti benefici di questa "Primavera". Ora se ne stanno zitti e si guardano bene dall'azzardare ipotesi sul brillante futuro democratico e laico dell'Egitto, dove le forze islamiste si apprestano a conquistare il potere o della Libia, dove infuria la guerra civile nell'assoluta indifferenza dei mezzi di informazione.

Constato però con altrettanto dispiacere che questi stessi osservatori e cosiddetti esperti (ri-sic) si guardano bene dal riferire cosa pensano i protagonisti stessi di questa sfortunata stagione politica, quei "giovani borghesi anglofoni" che tanto hanno entusiasmato le galline del web italiano spingendole a scrivere un sacco di boiate (scusate il francesismo), tipo che il peso dei salafiti egiziani "viene esagerato" (salvo ritrovarsi con il candidato salafita favorito alle elezioni), che i "fratelli musulmani" si sono indeboliti (salvo ritrovare il 70% del parlamento nelle loro mani) e che i giovani faranno "miracoli" (salvo ritrovarli esclusi completamente, e a furor  di popolo - e di voti - dal processo politico).

E allora vediamo cosa scrive uno di quei giovani che tanto piacciono all'occidente, uno di quei blogger che non solo ha partecipato alla cosiddetta "rivoluzione" egiziana, ma è stato anche il primo a passare ben quattro anni in carcere per aver "insultato l'Islam e diffamato il presidente Hosni Mubarak": Karim Amer. Un'icona della libertà di espressione sul web, un campione dei diritti civili. Almeno per i fan di Facebook e gli invasati di Twitter che hanno applaudito la sconsiderata e mal calcolata discesa in piazza dei "giovani 2.0". Non certo un "mubarakiano", quindi, come venne falsamente definito il sottoscritto a suo tempo da qualche mentecatto/a.

Karim ha commentato alcuni giorni fa la discesa in campo di Omar Suleiman, già capo dei servizi segreti egiziani e Vice presidente negli ultimi giorni del regime (poi escluso per motivi amministrativi): "Seguo con molta attenzione ed apprensione ciò che sta accadendo sulla scena politica egiziana in questi giorni. Molti sono gli scenari ipotizzabili sul futuro dell'Egitto nel caso uno qualsiasi dei candidati riuscisse ad arrivare al potere. In realtà però sono due le ipotesi che definiranno il risultato di queste elezioni: il primo è la riuscita di uno dei candidati dell'ex-regime, primo fra tutti Omar Suleiman, e il secondo è il successo di uno dei candidati islamisti che - per quanto mi riguarda - sono tutt'uno, la stessa sostanza..

Abbiamo due scelte, entrambe amare. Sarebbe poco ragionevole consegnare il paese ad un gruppo di distruttori, anche se il fine sarebbe quello di impedire agli ex del regime di riprendere il potere. E' vero: se dovesse arrivare al potere Omar Suleiman, potrebbe (anche se non ne sono pienamente convinto) riportare in vita il regime di Mubarak, con le sue torture, la sua repressione, la legge d'emergenza nel nome della guerra al terrorismo. Ma almeno si limiterà a fare quello. Perché  se la fortuna dovesse aiutare uno dei candidati islamisti (e qui Amer li cita tutti, senza fare distinzioni), dovremo rimpiangere tutti i sistemi fascisti che ci hanno governato in passato, e persino quelli che hanno governato i paesi vicini. 

Perché sotto il governo di questi, gli oppositori non andranno in carcere, come accadeva con Mubarak. Verranno crocefissi. (...) Quando l'Egitto si trasformerà in un altro Afghanistan, ci mangeremo le mani e piangeremo amaramente questo paese che abbiamo volontariamente consegnato ad un gruppo di massacratori. E allora si che malediremo la rivoluzione, e con essa, la nostra stupidità". Ora è ovvio che mettere tutti i candidati islamisti nella stessa cesta non è proprio corretto dal punto di vista "scientifico". Ma dobbiamo ammettere che fa davvero un certo effetto constatare che a scrivere queste parole è uno che gli islamisti li ha conosciuti in galera, dal momento che c'era finito per decisione di....Mubarak.