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mercoledì 9 maggio 2012

Del capire la sostanza dell'Egitto.

Mi scrive uno storico lettore di questo blog. Ho ritenuto opportuno pubblicare la sua email dal momento che ha mirabilmente riassunto la sostanza dei miei scritti sull'Egitto in questi ultimi mesi e la difficoltà, appunto, della mia posizione. Risponderò nel merito in un post a parte appena ne avrò la possibilità. La vignetta, invece, è di uno dei più noti caricaturisti egiziani. Di fronte all'avanzata islamista salafita, il cittadino spaventato esclama "Vade retro". Inutile dire che il vignettista è stato subissato di cause legali per "insulto all'Islam".

Ciao Sherif,

ti saluto dopo tanto tempo durante il quale non ci siamo sentiti. Sai che evito accuratamente di commentare sul tuo blog per la scarsa qualità  dei commenti e dei commentatori; questo a differenza del blog di  Miguel Martinez.  Mi dispiace per questo: sembra quasi che tu sia condannato ad accogliere, a futura memoria,  gli umori peggiori degli italiani.

Sono interessato alle tue cronache perché sei uno dei pochissimi egiziani in Italia che descrive  la situazione in Egitto attraverso la conoscenza diretta, la possibilità di leggere i media locali e la capacità di distinguere i vari livelli di comunicazione. Spero che in Egitto la tua famiglia non abbia problemi.

Spero anche che tu in uno dei tuoi post possa spiegare come sia nato il fenomeno dei "fighetti di Tahrir". Tu provieni da un retroterra culturale contiguo, forse anche simile, ma hai strumenti di analisi che a loro sembrano, ripeto sembrano, mancare completamente e vorrei capire perché.

La situazione per te è particolarmente difficile, da sostenitore convinto della democrazia ti trovi a spiegare perchè una dittatura pragmatica come era quella di Mubarak fosse il male minore nel contesto egiziano. In una cultura massimalista come quella italiana rischi di passare per un voltagabbana, come tu stesso riporti in base ad alcuni commenti (come spiegare che il totalitarismo cinese è uno strumento per evitare una crisi demografica e migratoria immane).

Da illuminista di fatto quale tu sei spiegare che si deve difendere sia il diritto all'esercizio della fede religiosa che il diritto alla critica spietata di essa è come svuotare il mare con un cucchiaio. Tralaltro tu pensi, da cittadino italiano, egiziano e greco, che in Italia possa verificarsi un fenomeno di revanscismo religioso, di un ritorno al controllo dell'apparato cattolico sulla vita politica come era fino agli anni '60 con un annullamento graduale dei diritti civili? 

Concordi con me sull'idea che il problema  della diffusa ignoranza e povertà sia alla base dei fenomeni di risveglio religioso che hanno come causa e/o effetto  l'abdicazione alle proprie responsabilità civiche? Soprattutto la domanda più difficile: il risveglio religioso, la rinuncia alla ragione è inevitabile in quanto parte di un ciclo di costruzione e distruzione?

Stefano