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martedì 15 maggio 2012

Egitto laico. Poche idee, ma confuse.

Spesso e volentieri i "blogger" egiziani - quell' accozzaglia di fighetti anglofoni che stanno servendo il paese su un piatto d'argento a forze politiche peggiori del deposto Mubarak - vengono citati dai mezzi di informazione occidentali e dai cosiddetti esperti per cantare le lodi della "Primavera egiziana".

Inutile dire che sono stato forse l'unico, in Italia e probabilmente nell'intero mondo occidentale, ad anticipare la loro cocente sconfitta elettorale. Conoscendo l'ambiente da cui provenivano, non avevo dubbi sul fatto che avessero poche idee buone, ma confuse. E che quando si sarebbe cominciato a giocare duro, sarebbero rimasti stritolati tra l'incudine e il martello dei principali protagonisti della complicatissima arena politica egiziana.

Oggi - nel loro fanatismo facebookiano e  furore twitteriano - coloro che mi avevano all'epoca descritto come "mubarakiano" (senza capire che quello che volevo era evitare il peggio al mio paese), dimenticano di andare a vedere cosa scrive il primo blogger egiziano finito in prigione nel 2007 per la bellezza di tre anni per aver espresso le sue opinioni sul web. Un blogger laico e democratico come piace a loro.

Eppure sarebbe quantomeno interessante andare a leggere cosa scrive oggi, questo personaggio finito all'epoca al centro di una campagna di mobilitazione internazionale. Perché oggi quel blogger è in esilio all'estero. Ci è andato non prima della sua carcerazione per mano del regime di Mubarak, non dopo la sua scarcerazione, sempre disposta dal regime di Mubarak, ma dopo la caduta del regime di Mubarak.

Converrete con me che la cosa suona quantomeno curiosa. Se non preoccupante. Anche perchè questo stesso blogger, finito nelle patrie galere grazie al regime, pochi giorni fa ha scritto un lungo articolo in cui invitava esplicitamente a votare un qualsiasi candidato dell'ex-regime. L'altro giorno il blogger in questione era a Stoccolma, dove è intervenuto nell'ambito di un convegno dell'ICORN. Ecco alcuni stralci del suo intervento:

"Chi ha definito quanto sta accadendo nei paesi arabi come Primavera ha quantomeno sbagliato espressione. E' davvero stupido insistere sulla nostra posizione riguardo a quanto ciò che sta accadendo in questa regione che si appresta a diventare un focolare di terrorismo e fanatismo. (....) 

 Pochi mesi fa ho dovuto partire per l'Europa per scappare da quello che chiamano "Primavera araba" - davvero non capisco chi insiste ad usare questa definizione - che ha trasformato la vita di parecchi miei concittadini in un inferno insopportabile. 

Conosco molti che erano entusiasti per la rivoluzione, a cui hanno partecipato non risparmiando sforzi o energie, mettendo la loro vita in pericolo e che poco dopo si sono ritrovati impossibilitati di continuare a vivere nell'Egitto "rivoluzionario". Alcuni hanno lasciato il paese, altri si apprestano a farlo, altri ancora stanno aspettando l'occasione opportuna. Qualcuno potrebbe meravigliarsi di quanto vado affermando, poiché molti pensano che la mia sofferenza sia finita con la caduta del regime che mi aveva messo in galera. 

La verità però è che il regime non è mai stato un protagonista principale nella mia vicenda. Alcuni hanno usato la mia storia per un regolamento di conti con il regime, di cui ho pagato il prezzo con lunghi anni in carcere ma a portarmici era la mia opposizione ad alcune istituzioni e gruppi religiosi il cui potere sfidava - e sfida tuttora - l'autorità dello stato. E' vero: il regime li ha accontentati e mi ha messo in prigione. Ma se non fosse per il loro ruolo, non avrei passato tutto questo. 

Ciò non significa che io non fossi un acceso oppositore del regime. Ho partecipato alle manifestazioni di opposizione del movimento Kifaya, sono stato un sostenitore dell'unico candidato che ha osato sfidare Mubarak (poi finito in carcere pure lui, ndr) Ayman Nour. Io stesso sono stato in prigione con l'accusa di aver diffamato il presidente.  E quando è scoppiata la rivoluzione non ho esitato a scendere in piazza e urlare slogan assieme alla moltitudine presente (...)

Confesso di essere stato completamente incosciente e stordito durante questi eventi. Molti dei miei amici occidentali o egiziani che vivevano all'estero mi chiedevano se era vero quanto affermava il regime riguardo al ruolo giocato dalla Fratellanza musulmana nel compattare le masse e nell'organizzare quanto stava accadendo nel paese. 

La mia volontà di guadagnare l'appoggio e il supporto di chiunque per quanto stava succedendo mi spinse a siminuire il ruolo della Fratellanza e affermare che non avrebbero rappresentato un pericolo. Eppure attorno a me c'erano migliaia di loro membri a presidiare la piazza e a organizzare gli accessi (...) Mi sono ubriacato di mia volontà per svegliarmi in una successione di incubi (...).

Seguo da vicino quanto sta accadendo nei paesi della "falsa primavera" e non vedo nulla che non porti alla depressione. Le correnti politiche islamiche oggi sono il protagonista principale della scena egiziana. E ora che hanno vinto la maggioranza in parlamento, siamo davvero in pericolo. L'Egitto che era un esempio della convivenza tra varie fedi è in procinto di diventare un Afghanistan talebano.(...) 

La donna egiziana e le sue conquiste sono in pericolo. Gli islamisti in parlamento presentano ogni giorno delle proposte per modificare le leggi sulle pari opportunità che sono fra le poche cose buone fatte dal precedente regime. Alcuni hanno chiesto di cancellare la legge che permette alle mogli di ripudiare i propri mariti (..) altri di cancellare quelle che vietano la mutilazione genitale (...) altri di abbassare a 14 anni l'età minima delle ragazze per contrarre il matrimonio. Addirittura una delle deputate del partito dei Fratelli musulmani ha chiesto di non criminalizzare le molestie sessuali poiché la colpa è di come vanno vestite le donne.

Non voglio essere duro con il mio paese descrivendo quanto vi accade. Ma i fatti mi obbligano a farlo. Non voglio fuggire dalla realtà che prospetta per l'Egitto un futuro i cui contorni sembrano abbastanza oscuri. Voglio però essere onesto con me stesso e con voi, ammettendo l'amara verità. Ammettere potrebbe aiutare a raddrizzare il percorso. Quando un uomo si ritrova a dover scappare dal caldo della primavera al freddo dell'inverno, dovrebbe fermarsi per mettere in ordine le sue idee confuse".
 
Consiglio caldamente a tutti i fan della "primavera araba" di leggere attentamente l'intervento, quindi respirare, contare fino a cento e chiedersi: "E se avesse ragione?".