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venerdì 25 maggio 2012

Odio aver ragione. No, non è vero.


Ahmed Shafiq (*), ultimo premier di Mubarak non si scusa per aver servito un leader rovesciato dalla sollevazione popolare dell'anno scorso. Ora che è candidato presidenziale, ha promesso di restaurare la sicurezza garantita dal vecchio regime. (...) Anche se i risultati saranno disponibili fra parecchi giorni, gran parte degli osservatori si aspetta che Shafiq approdi nel terzetto dei candidati più votati. La sua popolarità è spinta dalla stanchezza per le proteste senza fine, la violenza sporadica e dagli elettori che vogliono un'alternativa agli islamisti che dominano il parlamento.

Che gli egiziani non avrebbero sopportato questa prolungata agitazione lo si affermava su questo blog il giorno dopo le dimissioni di Mubarak, cercando di sottolineare il fatto che più peggiorava l'economia, più si rischiava di aver montato tutto sto casino per nulla. Magari Shafiq non vincerà, e probabilmente vincerà uno degli islamisti, ma il fatto che sia considerato uno dei favoriti in questa fase, è un segnale da non sottovalutare. 

Sempre su questo blog era stato anticipato che i tanto acclamati giovani facebookiani che hanno acceso la miccia della sedicente rivoluzione non avrebbero cavato un ragno dal buco e che i salafiti & Co avrebbero fatto incetta di voti. Elementare, direbbe qualsiasi persona di buon senso. Erano tutte cose scontate, almeno per chiunque conoscesse davvero l'Egitto e la struttura psico-sociale del popolo egiziano. 

Il problema, però, è che nei giorni caldi di "Piazza Tahrir", il sottoscritto non aveva a che fare con persone di buon senso ma con varie galline sessantottine radical-chic che mi insultavano interrompendosi solo per cantare le lodi dei "giovani dei social media" (scollati dalla realtà del paese almeno quanto i loro sostenitori occidentali, con l'aggravante di essere egiziani) riuniti in nome della democrazia e della rappresentatività politica.

Mentre i fighetti scesi in piazza preparavano la strada per l'avanzata islamista (salvo stracciarsi le vesti dopo la batosta elettorale o scappare in esilio prima che le cose peggiorino), qui si faceva la Cassandra. E fare la cassandra non è una bella cosa. Una delle galline che all'epoca mi insultavano ha persino scritto che i miei post erano caratterizzati dalla "povertà delle argomentazioni e lo stile, diligente ma plumbeo, con cui queste sono espresse mi trasmettono un’idea di generale mediocrità"

Che dire? La mia unica consolazione è che il Washington Post, il Times, e le testate più autorevoli del mondo sembrano "plumbee" almeno quanto il sottoscritto. Con mesi di ritardo. E se proprio dobbiamo parlare di cose mediocri, allora dovremmo parlare delle boiate che diversi animatori occidentali di villaggi turistici, o poco più, residenti in Egitto riversano - anche in questi giorni - su quotidiani, radio, agenzie dei propri paesi in qualità di esperti improvvisati di cose egiziane (con una qualità da fare invidia a Magdi Allam).

* ritratto nel manifesto elettorale che compare sullo sfondo della foto che accompagna questo articolo.