Notizie

Loading...

lunedì 7 maggio 2012

Paola Caridi e una "pragmatica" stretta di mano.

E' più forte di me. Non ci posso fare niente. Quando vedo scritte delle cose approssimative - a dir poco - sul mio paese natale, l'Egitto, non ci vedo più. Anche perché stiamo parlando di un momento estremamente delicato della sua storia, un momento che potrebbe riportarlo alla stabilità oppure farlo piombare nell'oscurantismo più becero.

Come ben sapete, dopo la cosiddetta rivoluzione, i vari movimenti islamisti si sono fatti avanti per raccogliere i frutti di qualcosa che hanno (probabilmente senza valutare le conseguenze) cominciato altri, cioè alcuni intellettuali e i giovani dell'alta-media borghesia egiziana convinti (alcuni lo sono ancora, altri ci hanno ripensato) che sarebbero riusciti a sostituire il regime di Mubarak con un impianto democratico, laico, civile che garantisse pari diritti e doveri a tutti.

Un ideale nobilissimo, se non fosse che il parlamento si è - democraticamente - riempito di barbuti che ogni giorno ne sparano una nuova: dal lancio dell'appello della preghiera nel bel mezzo della seduta al coprire le statue faraoniche con la cera, passando per le cause a raffica contro attori e scrittori. Al punto che quando è cominciata a girare la bufala (perché cosi sembra che sia) di un disegno di legge che permettesse ai mariti di consumare un rapporto sessuale con la moglie anche sei ore dopo la sua morte, non sono stati pochi quelli che ci hanno creduto, persino in Egitto.

Ora, per fortuna, questo parlamento - grazie alla lungimiranza della giunta militare - è solo un parlatorio dove questi si sfogano senza riuscire a combinare nulla, tanto meno a sfiduciare il governo (nominato dai militari e presieduto da un ex-primo ministro di Mubarak). Questo cosa significa? Significa che se non stiamo attenti - molto attenti - nella prossima fase, potremmo ritrovarci con questa gente che legifera sul serio. E a ben vedere le proposte di legge, non c'è da stare allegri...

Le figure candidate alla presidenza dell'Egitto devono pertanto essere correttamente e obiettivamente seguite e presentate al pubblico, soprattutto quello internazionale. Per questo, leggere la solita Paola Caridi che afferma in un suo recente articolo che in Egitto c'è un testa a testa tra il candidato presidenziale, già ministro degli esteri di Mubarak, Amr Mussa e "l’islamista moderato" Abul Futuh che rappresenterebbe "la riflessione dell’islam politico, tra evoluzione e pragmatismo", mi lascia un po' perplesso.

Abu El Futuh è uno storico esponente dei Fratelli musulmani che è stato a due passi dall'essere nominato Guida Suprema. Per un po' ha flirtato con gli intellettuali laici e concesso interviste ai giornalisti occidentali come la signora Caridi (a cui ha dato la mano, cosa che le è rimasta talmente impressa che l'ha interpretato in un suo libro come segno di pragmatismo e apertura..Sai che felicità) per poi essere espulso dalla Fratellanza quando ha deciso di lanciarsi nella corsa presidenziale in un momento in cui questa dichiarava che non avrebbe presentato alcun candidato (promessa ovviamente rimangiata).

L'altro giorno però, il "moderato e pragmatico" Abu El Futuh ha incassato nientemeno che l'appoggio incondizionato dei movimenti salafiti, che vi hanno trovato il "candidato ideale" e "perfettamente in sintonia" con le loro idee. E quindi uno si aspetterebbe da una "giornalista-storica" quale si definisce la signora, una qualche spiegazione di quali possano essere le conseguenze di un simile appoggio. Non che continui a ripetere come un pappagallo che Abu El Futuh è pragmatico e moderato, liquidando l'accordo coi salafiti come una captatio benevolentiæ dei voti islamisti, senza i quali non vincerebbe le elezioni.

La domanda che una qualsiasi persona di buon senso dovrebbe porsi in questo frangente è: come ha fatto il "moderato e pragmatico" Abu El Futuh a venire a patti con le frange più estreme dei movimenti islamisti? Frange che hanno sventolato le bandiere nere qaediste per accogliere festosamente al Cairo Ahmad Al-Zawahri, fratello dell'attuale capo di Al-Qaeda? Perché va bene non confondere l'Islam politico con il Qaedismo, ma dobbiamo pur ricordare che l'ultimo è nato dalle costole del primo. Quindi - domanda ancora più preoccupante - cosa ha promesso Abu El Futuh ai salafiti? Perché del fatto che abbia stretto la mano della signora Caridi, sinceramente, non ce ne può fregar di meno.