Notizie

Loading...

martedì 19 giugno 2012

Gli egiziani? Che mangino brioche!

Siamo tutti d'accordo su una cosa: l'unico risultato conseguito dai tanto acclamati "giovani di Piazza Tahrir" è stato quello di mettere in moto un meccanismo che alla fine li ha schiacciati tra l'ex premier di Mubarak e il candidato dei Fratelli musulmani, consentendo di fatto all'Esercito ampi spazi di manovra. Ci è voluto un anno e mezzo, però, per arrivare ad una conclusione già ampiamente annunciata su questo blog. Dicasi un anno e mezzo per dimostrare che chi ha parlato e straparlato entusiasticamente di "Primavera egiziana", spesso schernendo gli scettici come il sottoscritto, aveva torto marcio su tutta la linea.

Ora uno si aspetterebbe come minimo un po' di autocritica (come ha egregiamente fatto Ugo Tramballi sul Sole) da parte di chi ha inconsapevolmente preso sul serio gente che ha dimostrato di rappresentare solo sé stessa, di non sapere nulla del proprio paese: dalla natura profonda del regime che lo governava ai bisogni dei suoi poveri. Al punto di prospettare di usare Facebook per risolvere i problemi delle baraccopoli. Della serie "che mangino brioches". E invece no. Piuttosto di ammettere di aver sbagliato analisi, previsioni, in poche parole tutto, costoro hanno preferito rimettere in moto la macchina del fango già avviata quando il sottoscritto preannunciava lo svolgimento e l'esito della farsa che oggi è sotto gli occhi di tutti.

Si butta fango pur di non ammettere di aver starnazzato per nulla, di essere di fatto complici di una farsa che alla fine si è ritorta contro il popolo egiziano che oggi è sull'orlo di un futuro molto più incerto - e decisamente più povero - di un anno e mezzo fa. Il livello di falsità e manipolazione è arrivato al punto che chi appena un anno e mezzo fa mi accusava di "detestare i giovani colti della borghesia cairota" oggi mi accusa di "odiare i giovani di classi sociali popolari o sottoproletarie". Quando è sotto gli occhi di tutti che il sottoscritto criticava una fetta sociale ben chiara, da me etichettata - sin dai primi istanti - con il termine "fighetti". Una definizione, già spiegata, non certo applicabile ai giovani della classi sociali popolari che hanno pagato - loro sì - il prezzo di questa farsa, a cominciare dai 200 ragazzi sui 15 anni condannati a pene severissime dai tribunali militari per aver partecipato ai vari disordini sobillati proprio dai Fighetti in nome di un cambiamento che non erano in grado di provocare.

Si, non ho partecipato alla farsa della rivoluzione perché sapevo già che si trattava di una farsa. Cosa di cui illustri politici e attivisti egiziani e non si sono accorti solo l'altro giorno. Farsa peraltro pericolosa e dagli esiti potenzialmente nefasti. Sia sul piano economico che su quello sociale. Dalla padella di Mubarak alla brace di chi considera il turismo peccato e i copti cittadini di serie B. Come milioni di altri egiziani quindi (e i risultati di queste elezioni presidenziali hanno dimostrato che fortunatamente non sono solo) - inclusi molti dei rivoluzionari che hanno visto con i loro occhi dove ci avrebbe portato la loro sconsiderata avventura - ho fatto il tifo per Shafiq, l'ultimo premier di Mubarak. E d'altronde quali erano le alternative?

Non ho nessun problema a dire che ho accolto con sollievo - come milioni di egiziani, e lo ripeto - la decisione della giunta militare di sciogliere un parlamento e probabilmente anche una Costituente composti in maggioranza da persone che non sanno dove siano di casa i diritti civili. E che ha preventivamente impedito al prossimo presidente, nel caso costui sia sensibile a quei richiami, di trascinare un paese stremato economicamente - e che dovrebbe avere tutt'altre priorità - in una guerra "per liberare Gerusalemme", come annunciato urbi et orbi durante la campagna elettorale (Il presidente può dichiarare guerra previo consenso del consiglio supremo delle forze armate). Come ho già scritto e  ampiamente argomentato, solo l'Esercito può obbligare i Fratelli Musulmani a venire a miti consigli. Il giorno che dimostreranno di essere davvero pragmatici, sarò il primo ad esserne felice.

Quanto al fatto che io venga dipinto - da parte di alcuni fanatici della rivoluzione, dai novelli Robespierre (l'"Incorruttibile" finito sulla ghigliottina), spesso mossi da odi personali e piccole invidie - come una specie di nostalgico del regime o di entusiasta golpista, che dire? E' il frutto della visione distorta che regna negli ambienti internettiani praticamente monopolizzati proprio dai "Fighetti" (quelli che William Engdhall ha correttamente definito "i fanatici di Twitter"). D'altronde è proprio uno di loro ad ammettere che in Egitto a scandalizzarsi per lo sciolgimento del parlamento è stato solo l'ambiente di Twitter. E infatti non abbiamo visto nessuna manifestazione oceanica contro il cosiddetto "golpe" che in realtà qualsiasi persona ragionevole non può che considerare che una garanzia.

Stiamo parlando di un ambiente anglofono, che ha studiato all'estero, che spesso ha uno o due passaporti stranieri nel cassetto e che questa rivoluzione l'ha usata per farsi spupazzare per convegni e festival, nello stesso modo in cui i loro sostenitori, quelli che ho chiamato i "turisti della rivoluzione", hanno colto l'occasione di aver trascorso le vacanze al Cairo per sfornare instant-book o un po' di post in cui "simpatizzavano" con la rivoluzione (leggasi la farsa). Si tratta, purtroppo, dello stesso ambiente che ha viziato le analisi della stragrande maggioranza degli osservatori internazionali. I quali hanno ingenuamente creduto ai social network piuttosto di considerare la realtà e i suoi protagonisti sul campo. Speriamo che stavolta non ricadano nello stesso errore.