Chiunque conosca il Medio Oriente sa che i regimi precedenti alle sommosse erano in buona parte cleptocrazie,
dove alcuni clan si riunivano attorno a un apparato mafioso fondato
sulla raccomandazione e sulla violenza; e non si può mettere in dubbio
la buona fede di tanti che hanno rischiato la vita per sfidare quei
regimi.
Allo stesso tempo, se in Medio Oriente c’erano regimi di quel tipo non è un caso;
come non è un caso che in tutto il continente africano, con tre o
quattro eccezioni, non esista un governo “democratico” nel senso europeo
del termine. Per una vasta serie di motivi che hanno a che fare con lo
“sviluppo ineguale” del mondo, gli Stati Nazione da quelle parti sono
una creazione artificiale che può stare in piedi solo grazie a livelli
insopportabili di violenza.
Alfredo Macchi (autore di "Rivoluzioni SPA. Chi c'è dietro la primavera araba", Ed. Alpine Studio) non tocca questo tema, e
quindi vi accenno solo di sfuggita. Però è chiaro che la situazione
dell’Egitto non era dovuta a Hosni Mubarak; Hosni Mubarak c’era, perché l’Egitto era in quella situazione.
Solo nei film statunitensi, la “libertà” da sola risolve i problemi. E solo nei film mentali della sinistra, le folle che scendono in piazza portano con sé la salvezza. Fa parte della curiosa credenza nella Magia Deambulatoria,
la stessa mentalità che ritiene che centomila persone che camminano
sotto il sole reggendo cartelli possano costituire una “risposta”, che
so, alla decisione delle banche di far tagliare le pensioni.
Vedere
tanti giovani che sorridono in piazza ha un effetto pavloviano sulla
maggior parte della gente di sinistra, e spiega perché la “rivolta di
Facebook” abbia coinvolto in maniera così acritica tanti da noi. (...) Le rivoluzioni oggi sono sempre una questione di passaggio di potere tra élite, come capirono benissimo Lenin e l’Ayatollah Khomeini. Quindi la vera questione è, quali sono le élite che si contendono le carcasse dei regimi che vengono abbattuti?
Tratto da Kelebek, recensione del volume "Chi c'è dietro la Primavera araba?" di Alfredo Macchi.


