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giovedì 7 giugno 2012

Niente condanne, siamo egiziani.

Leggo in giro che Mubarak sarebbe in carcere perché accusato di aver ordinato di sparare sui manifestanti o perché ritenuto complice della loro uccisione. In realtà la corte che lo ha condannato è di tutt'altro parere. Basta leggere le illuminanti motivazioni della sentenza: all'ex presidente è stato addebitato il solo reato colposo, ovvero di "non aver fatto niente per fermare gli elementi non identificati - leggasi stranieri - che hanno sparato sui manifestanti". Idem per il ministro dell'interno. Proprio cosi: il tribunale non ha trovato "prove sufficienti per affermare che è stata la polizia a sparare sui manifestanti". Motivo per cui tutti gli ufficiali - alti gradi e non - sotto processo vengono assolti l'uno dopo l'altro (e molto probabilmente verranno immediatamente reintegrati). Intanto Mubarak, in carcere solo per accontentare la folla (che non è contenta), soffre di "depressione acuta". Motivo per cui molto probabilmente verrà trasferito in un ospedale militare. Questa "rivoluzione" è meglio di una soap opera. Comincia a piacermi.

Nella foto, manifestanti pro-Mubarak - visibilmente appartenenti alle più umili classi sociali del paese - davanti al Tribunale.