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mercoledì 12 settembre 2012

Salamelik, l'Egitto e il fante tradito.

Nell'ultimo anno e mezzo, un lettore di origine araba di questo blog, sedicente laico, ha puntualmente ribattuto a ogni singolo post pessimista sul corso intrapreso dal "nuovo" Egitto guidato dalla Fratellanza musulmana (un corso che comincia ad assomigliare sempre di più ad un film già visto) con un suo commento "critico" e "puntualizzante". Commenti che - manco a dirlo - sono spesso sfociati in accuse di parzialità, manipolazione e il solito corredo di insinuazioni relative a chissà quali secondi fini che detterebbero la mia agenda. 

Eppure, anni fa, questa stessa persona era un fervente ammiratore, e i suoi complimenti si sprecavano. Alcuni miei lettori mi hanno quindi privatamente chiesto spiegazioni circa il repentino cambiamento avvenuto. Il mistero è facilmente spiegato: nei tempi in cui questo blog era impegnato in una battaglia a favore della libertà di culto dei musulmani, battaglia mai rinnegata tra l'altro, molti lettori (e non solo il lettore in questione) hanno putroppo confuso questo impegno con una totale aderenza ad una visione politica che il sottoscritto in realtà non ha mai condiviso. 

In realtà non c'è stato nessun cambiamento improvviso nell'atteggiamento del lettore, cosi come non c'è stato nessun cambiamento nel mio. All'origine di tutto, un semplice malinteso: quando il sottoscritto difendeva le moschee, il lettore in questione era evidentemente convinto che fossi schierato politicamente dalla sua parte. E, per la stessa ragione, gli islamofobi mi coprivano di insulti. Ora che invece critico i movimenti islamisti, il lettore si sente "tradito" e gli islamofobi si complimentano, ignari che cosi facendo perpetuano il malinteso con il rischio di ritrovarsi pure loro "traditi" quando scriverò nuovamente qualche altro articolo a difesa della costruzione delle moschee.  

Le due questioni sono verticalmente separate: si può essere tranquillamente a favore del diritto dei musulmani di pregare in luoghi di culto dignitosi e, nel contempo, assolutamente contrari alla strumentalizzazione politica della religione. La domanda più interessante da porsi però è: perché mai un lettore che afferma di essere laico dovrebbe sentirsi "tradito" per la mia posizione? Questa analisi lo spiega benissimo:  "La presenza della Fratellanza sui social media è scivolosa, difficile da definire con precisione in quanto gran parte della sua attività è camuffata. (...) Pagine nascoste, che superficialmente non sembrano avere niente a che fare con la politica o la Fratellanza, ma che in un momento critico, come prima del ballottaggio nelle elezioni presidenziali, si espongono come pagine pro-Fratellanza. Il quinto livello sono i fanti delle milizie elettroniche che utilizzano profili veri e falsi alla ricerca di pagine e discussioni di Facebook in cui iniettare punti di vista che influenzino l'opinione pubblica a favore della Fratellanza".