L’Egitto consuma e importa pro capite la maggior quantità di grano del mondo ed è perciò molto sensibile all’andamento dei prezzi di
questo bene di prima necessità. Molti egiziani guadagnano meno di 100
euro il mese e, se lo Stato non calmierasse il prezzo del pane con dei
sussidi e non lo distribuisse direttamente a prezzi molto bassi, non
potrebbero permettersi di mangiare. Le spese per i sussidi
alimentari rappresentano il 30% del bilancio governativo. Lo Stato ha
sempre fatto fronte agli aumenti del prezzo del grano grazie allo
sviluppo economico, ma oggi l’Egitto cresce meno di qualche anno fa,
mentre l’incremento dei costi dei beni alimentari è simile a quello del
periodo precedente alla rivoluzione, esplosa anche a causa
dell’inflazione. Molti temono che la classe dirigente della Fratellanza Islamica non sia in grado di affrontare e superare queste difficoltà. (Panorama)
Un allarme che mette in fila i Paesi più poveri del mondo è stato
lanciato dall'Istituto britannico Maplecroft con il suo annuale 'Indice
dei rischi sulla sicurezza alimentare', secondo il quale ben 197 nazioni
rischiano la carestia. Di queste, oltre un quarto si trovano nel
continente africano o tra quelle che hanno vissuto le 'primavere arabe'. (...) Secondo l'indice dell'istituto - stilato perché governi, organizzazioni
non governative e soggetti economici identifichino i Paesi a
rischio-fame o possibili prede di rivolte determinate da penuria di cibo
o impennate dei prezzi - i Paesi più esposti della regione sono lo
Yemen e la Siria con un indice di rischio "alto", seguiti da Egitto e
Tunisia con "rischio medio". (Tio)


