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sabato 10 novembre 2012

L'Egitto e il delirio da "Primavera Islamista"

L’Assemblea costituente egiziana, fin dalla sua prima istituzione alla fine del marzo scorso, è stata caratterizzata da una massiccia presenza di esponenti di partiti e movimenti islamici sunniti, che in più occasioni ne hanno provato a indirizzare le decisioni. Una situazione che aveva costretto, già all’inizio di aprile, i delegati delle fazioni cristiane, laici e liberali, ad abbandonare l’organismo a causa dell’impossibilità di influire attivamente su qualunque decisione avesse preso la maggioranza islamista.

Così nel mese di giugno dopo un intervento della magistratura egiziana, che ne aveva sospeso i lavori, è stata formata una seconda Assemblea, tutt’oggi in attività, ma nella quale tuttavia i rappresentanti degli schieramenti islamici sono circa il 60 per cento dei membri totali. Un adeguamento minimo che ha dato vita soltanto a inutili disquisizioni, puramente semantiche, sulla possibile applicazione della sharia come fonte del diritto. Proprio in relazione a tutto ciò la Costituente è giunta ieri all’ennesima assurda soluzione superficiale, volta soltanto a salvare la faccia dei suoi stessi componenti ed evitare un nuovo stallo dei lavori.

Dopo le polemiche sul contenuto dell’articolo 2, in base al quale “i principi della sharia sono la principale fonte del diritto”, l’organo incaricato di redigere la nuova Carta fondamentale egiziana ha deciso di “inserire nella Costituzione un testo che spieghi cosa si intende con l’espressione ‘i principi della sharia islamica’”. A darne notizia è stato il portavoce dei Fratelli Musulmani egiziani, Mahmoud Ghouzlan, rivelando il raggiungimento di un accordo in tal senso fra tutti i gruppi dell’Assemblea e spiegando che il testo in questione “è stato formulato da un comitato di importanti ulema di al Azhar”, una delle più prestigiose istituzioni dell’Islam sunnita al mondo.

Il risultato è stato però ben diverso da quello sperato. Venerdì scorso, infatti, piazza Tahrir è tornata ad essere luogo di una grande manifestazione popolare, proprio come avveniva ai tempi delle proteste contro l’ex capo di Stato Hosni Mubarak, alla quale hanno preso parte, però, migliaia di salafiti. Uomini con folte e lunghe barbe e donne coperte da un velo integrale che, anche attraverso una raccolta firme per una petizione, chiedono che non solo i principi, ma la sharia stessa sia posta “alla base di tutte le leggi”.

“Chi accetta una Costituzione che rinuncia alla sharia sarà considerato un traditore di Dio e del profeta”, ha tuonato il predicatore Mohamed el Sagher dal palco allestito per l’occasione. “Liberali e laici stanno complottando contro l’Islam per cancellare l’identità islamica del Paese – ha proseguito ancora l’uomo parlando alla folla - questi laici a dire il vero non sono altro che mercanti di potere, possiamo paragonarli a satana e dobbiamo resistere loro come ai complotti occidentali”. Fra gli slogan scanditi tra i presenti, che tra le altre cose chiedevano la liberazione di Omar Abdel Rahman, lo ‘sceicco cieco’ condannato all’ergastolo negli Usa per l’attentato al World Trade Centre del 1993, ce ne era anche uno che recitava: “Pane, libertà e sharia islamica”. Un riadattamento ad hoc di uno dei più famosi motti della rivoluzione, con il quale i manifestanti invece chiedevano “pane libertà e giustizia sociale”.

A tutto questo vanno poi aggiunte le minacce di dimissioni di 30 membri dell’Assemblea, fra laici e cristiani, contrari all’accelerazione dei lavori annunciato da una componente islamica dell’organismo, secondo la quale la nuova Costituzione potrebbe essere pronta già alla fine della prossima settimana. A quanto pare dunque in Egitto, il caos, le polemiche, le manifestazioni di piazza e i numerosi vuoti istituzionali, affliggeranno il Paese ancora per molto tempo.

(Di Matteo Bernabei, Rinascita)