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martedì 27 novembre 2012

L'Egitto visto nella sfera di cristallo (I)

Un lettore di questo blog - il solito - reagisce al mio ultimo articolo sulla situazione in Egitto, conclusosi con il solito "ve l'avevo detto", con un "Ma sei così sicuro di aver "previsto" questo? A me pare esattamente l'opposto. Tu hai sempre parlato di un popolo di capre ignoranti non in grado di creare una democrazia, un popolo che sarebbe finito sotto una nuova dittatura di imam e barbuti senza neanche reagire, invece sta accadendo il contrario". Ebbene: analizziamo ciò che ho veramente preannunciato e ciò che sta accadendo oggi in Egitto, in modo tale da aver chiaro il quadro. 

Tanto per incominciare vorrei ricordare che in tempi non sospetti - siamo nel 2005 - qui si era annunciato ciò che sarebbe accaduto una volta indette "elezioni democratiche": "Nascerebbe una miriade di partiti di ispirazione islamica – da quelli moderati a quelli intrasigenti – che farebbero man bassa della quasi totalità dei voti. E non è che la loro politica nei confronti degli Stati Uniti o di Israele cambierebbe. Come minimo, si assisterà ad un notevole regresso nelle relazioni diplomatiche egiziano-statunitensi ed egiziano-israeliane". E' andata esattamente cosi: i Fratelli musulmani costituiscono un partito, cosi come lo fanno i Salafiti più intrasigenti, e insieme conquistano tre quarti dei voti. Da quel giorno, le relazioni con gli USA sono sempre più fredde e ambigue, e il momento di maggior declino si verifica quando l'ambasciata americana viene assaltata nel silenzio del governo (prima era toccato all'ambasciata israeliana).

Sei anni dopo, il 25 gennaio del 2011, scende in piazza l'opposizione laica, liberale, moderna, con tanto di cartelli in inglese, ad urlare gli slogan che piacciono ai progressisti occidentali, dando l'impressione che l'Egitto sia pronto a passare ad un sistema pienamente democratico. Due giorni e parecchie esitazioni dopo, scendono in piazza anche i Fratelli musulmani. Con la loro organizzazione simil-militare permettono a quella massa di illusi di mantenere la posizione e di non essere dispersi dalle forze dell'ordine usandoli, abbozzando alle loro richieste, come vetrina per i media occidentali. Sono i giorni in cui i pseudo esperti (che di solito si fermano alle apparenze) vanno in brodo di giuggiole straparlando di "piazza unita, cristiani e musulmani che pregano insieme" e altre balle simili, buone appunto per un pubblico occidentale.

Qui invece - e siamo nel pieno dell'agitazione di Piazza Tahrir, due giorni prima delle dimissioni di Mubarak - chiediamo di andare oltre le apparenze: "Leggo su La Stampa che un gruppo di manifestanti che intonava "L'islam è la soluzione" è stato accerchiato e costretto a scandire lo slogan "Musulmani e cristiani per l'Egitto". Non so voi, ma a me non sembra tanto democratico, tecnicamente parlando: obbligare la gente a gridare ciò che tranquillizza l'occidente e i laici egiziani non è democrazia e maschera quella che potrebbe essere la volontà del popolo. Se la vuoi davvero, la democrazia, devi essere diposto ad accettare anche ciò che non ti piace. Ecco perché presentare la piazza come una "piazza unita" solo perché adesso ha una sola richiesta (mandar via Mubarak, ndr) è davvero pericoloso".

E infatti, due anni dopo, le divisioni vengono a galla e gli appartenenti ad entrambi gli schieramenti cominciano a darsele di santa ragione, come ben testimoniato dalla foto che illustra questo articolo. Ma anche questo era stato preannunciato pochi mesi dopo le dimissioni di Mubarak, quando scrissi: "se il casino e le urla dovessero trasformarsi un giorno in quelle delle vittime di una guerra civile tra laici e islamisti, tra copti e musulmani, tra sostenitori di Mubarak e chi vorrebbe processarlo, tra chi vorrebbe vivere normalmente e chi vorrebbe fare la rivoluzione ad oltranza o tra tutti questi contemporaneamente o se al Cairo succedesse qualcosa come quello che è capitato ad El Arish, nel Sinai, quando centinaia di islamisti hanno terrorizzato la città per una notte intera?". Oggi siamo arrivati molto vicino a quel giorno, come paventato da diversi esponenti dell'opposizione. E se non fosse per il fatto che la Fratellanza e i Salafiti hanno deciso di posticipare la loro manifestazione in supporto del presidente che si è appena dichiarato al di sopra di ogni potere, a cominciare da quello giudiziario, probabilmente oggi ci sarebbe stato un bagno di sangue (e non è detto che non si verifichi lo stesso). 

La domanda però è: "il popolo" in tutto questo dove sta? Sta reagendo davvero al tentativo di imporre un nuovo regime, ma in salsa islamista? Leggi la seconda parte.