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lunedì 12 novembre 2012

Risvegliarci da questo incubo...


Prima di proseguire con la lettura vorrei porre una domanda che mi frulla in testa da un po' di tempo: ma i sostenitori della cosiddetta "Primavera egiziana", dove sono finiti? Erano bravi a sbraitare in sostegno della gloriosa rivoluzione (e a insultare il sottoscritto, che aveva anticipato l'intero scenario) solo quando in piazza c'erano fighetti facebookiani e intellettuali scollati dalla realtà, e ora che invece nella stessa piazza manifestano migliaia di salafiti i cui esponenti chiedono di abbattere la sfinge non hanno nulla da dire?

Resistere alla deriva islamista che sta dilagando in Egitto, lottando con tutti i mezzi e gli strumenti che la cultura mette a disposizione ''per impedire che il Paese piombi nel Medio Evo''. A dirlo e' lo scrittore Sunallah Ibrahim, uno dei tanti artisti e intellettuali egiziani che, dalla rivoluzione del 25 gennaio 2011 a oggi, tentano di impedire che il Paese finisca nelle maglie dell'estremismo islamico. Tra questi anche registi come Magdi Ahmed Ali, ex presidente del Consiglio del Cinema egiziano.

Entrambi a Roma - dove oggi hanno preso parte ad un incontro sul futuro culturale dell'Egitto nell'era post-Mubarak nell'ambito della Settimana della lingua araba e della cultura egiziana - condividono il grande senso di pessimismo che in questi mesi ha pervaso il mondo intellettuale e artistico del Paese. ''La cultura - spiega ad ANSAmed Ibrahim - e' l'ultimo baluardo su cui tentano di mettere le mani i Fratelli musulmani. In verita' non aspettano altro se non il momento propizio per farlo''.

Nella sua esistenza Ibrahim non ha mai temuto di dire cosa pensasse. Classe 1936, tra il 1959 e il 1965 venne arrestato perche' membro di una organizzazione marxista. Giornalista e scrittore impegnato, tradotto in molti Paesi tra cui l'Italia (Warda, 2005; La Commissione, 2003; Quell'odore, 1994), l'intellettuale non ritiene che il baratro in cui e' caduto l'Egitto possa durare a lungo. ''E' vero - ammette - la Fratellanza gode dell'appoggio della maggioranza dei cittadini. Ma e' questione di tempo. Presto, si renderanno conto dell'errore. Perche' gli slogan e le promesse del periodo elettorale sono evaporati e i problemi dell'Egitto sono tutti li' sul tappeto''.

Finora Ibrahim - che nel 2003 oso' sfidare il regime di Mubarak anche rinunciando a un importante premio letterario del governo egiziano - e' libero di dire la sua: ''non mi hanno ancora toccato - dice - ma e' perche' scrivo su riviste e Tv privati. Come cambieranno le cose in futuro ancora non si sa. Il mio auspicio e' che artisti e intellettuali boicottino e manifestino contro qualsiasi iniziativa che possa nuocere alla liberta' intellettuale e culturale del nostro Paese''. 

In una situazione cosi' fluida, con una rivoluzione ancora incompiuta, priva di un progetto culturale alle spalle e dove gli estremisti hanno saputo cogliere il momento occupando questi spazi, ''serve un nuovo progetto culturale, serve una maggiore diffusione della conoscenza'', come ha ricordato il presidente del Consiglio supremo della Cultura, Said Tawfik, nel corso del suo intervento. Quello che serve ancora di piu' e' resistere a questa ondata islamista, ribadisce dal canto suo il regista Magdi Ahmed Ali.

''Malgrado l'impoverimento culturale in cui versa il Paese, malgrado il calo qualitativo della produzione cinematografica di questo ultimo anno e mezzo, con pellicole che spesso mancano di maturita' e che soprattutto non hanno compreso il peso della rivoluzione, non bisogna gettare la spugna. Le cose possono migliorare, ma abbiamo bisogno del sostegno dell'Occidente per risvegliarci da questo incubo''. (ANSAmed).