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mercoledì 12 dicembre 2012

Analfabetismo e Voto in Egitto: binomio inconciliabile?

Mi rendo conto che la chiarezza con cui mi sono espresso sulla situazione egiziana, sin dai primi giorni di agitazione in piazza Tahrir, possa essere sembrata sconvolgente per chi ha fatto di parole d'ordine come "democrazia", "elezioni", "rappresentatività" la panacea per tutti i mali del mondo, validi per ogni situazione e ogni momento, veri e propri idoli innalzati al di sopra della più elementare regola di buon senso.

Il fatto che un egiziano abbia apertamente sostenuto che una democrazia vera e propria, laica e moderna, rispettosa delle minoranze, che non si tramutasse in una dittatura della maggioranza islamista, fosse del tutto impossibile in Egitto a causa dell'elevato numero di poveri e analfabeti è sembrato, tempo fa, un' impronunciabile eresia. 

Ma come? Gli egiziani "non meritavano la democrazia, non erano degni di votare, erano troppo ignoranti per decidere del proprio destino"? Fascista, fascista! "Con questa mentalità saremmo fermi ai tempi del Re Sole". Quest'ultima frase fatta è la dimostrazione pratica che certe persone non hanno la minima idea di cosa bolla in pentola, in Egitto. Un'incompetenza che rischia di far cadere gli egiziani dalla padella alla brace.

Se ne sono resi conto però - benché in ritardo - i laici egiziani, che dopo essere scesi in piazza e contribuito a rovesciare il tanto odiato dittatore (lo stesso che ha permesso loro di scrivere articoli di fuoco contro di lui e la sua famiglia), hanno capito che non saranno mai in grado di conquistare la poltrona presidenziale. Semplicemente perché gli islamisti sono molto più bravi di loro nel manipolare le masse ignoranti.

Un signore come Alaa Al-Aswani (in foto), intellettuale egiziano di fama internazionale, dopo aver attaccato Mubarak per anni sui quotidiani dell'opposizione, con editoriali che si concludevano puntualmente  con lo slogan "La democrazia è la soluzione" (che faceva il verso allo slogan degli Islamisti, "l'Islam è la soluzione") ha chiesto pochi giorni fa sul suo account Twitter di impedire agli analfabeti di votare al prossimo referendum per la costituzione. Cioè di vietare al 40% del popolo egiziano di esprimersi, perché "troppo ignoranti per dare un giudizio sulla bozza di una costituzione che non sono nemmeno in grado di leggere: sono purtroppo il vero esercito degli islamisti".

"Vietare il voto agli analfabeti non è razzismo, ma rispetto nei confronti della democrazia". La sortita ha avuto l'effetto di una bomba nella blogosfera araba dominata dalla Gauche Sardine mediorientale (si, esiste anche su quella sponda del Mediterraneo), che ha prontamente definito Al-Aswani "un fascista" (evidentemente c'è un modello unificato di insulti adottato dall'élite su tutte le latitudini). Una bomba di cui probabilmente non sentiremo nulla in Italia perché chi propaganda le idee e le posizioni di Al-Aswani qui e in Occidente sta probabilmente aspettando che l'autore traduca le sue parole in inglese, visto che da queste parti ci si vanta di essere traduttori di autori arabi senza manco sapere l'arabo (sic).

Ora il fatto che il più noto autore contemporaneo arabo sia arrivato a questa conclusione scontata cosa significa? Significa che molti laici si sono finalmente svegliati dal loro sogno da mille e una notte, che hanno finalmente toccato la situazione con mano. Che si sono resi conto del fatto che con la democrazia, con le elezioni, con i voti, non riusciranno mai a trasformare l'Egitto in quel paradiso democratico che sognavano. Che quando hanno contribuito a rovesciare il dittatore laico che permetteva loro di parlare a vanvera, hanno fatto il passo più lungo della gamba. Che quando qui scrivevamo che l'Al-Aswani dell'epoca era totalmente scollato dalla realtà, avevamo solo ragione. Si, ragione, benché il ripeterlo adesso faccia infuriare i detrattori di allora.

Ora, a dimostrazione della coerenza del sottoscritto, qui - a differenza del signor Al-Aswani - non abbiamo mai sostenuto che la "democrazia" fosse "la soluzione" per l'Egitto, al quale era invece molto più adatto il sistema kemalista turco. Mi spiace, ma è cosi. Ed invece di prendersela con chi ha il polso della situazione, come il sottoscritto, forse sarebbe il caso aprire un dibattito su quel totem che ritiene "La peggior democrazia preferibile alla migliore delle dittature"

Invocare invece le elezioni per poi non riconoscerne il risultato, reclamare le urne per poi chiedere di impedire al 40% degli egiziani di votare è ipocrisia pura, è la dimostazione pratica che gente come Al-Aswani e i suoi sostenitori viveva - fino all'altro giorno - sulla luna, non in Egitto. Perché qui si era sempre stati consapevoli del fatto che la "democrazia", lasciata in mano a masse manipolabili, non poteva - nel lungo periodo - che riportare l'Egitto ai tempi delle caverne (fermarsi ai tempi di Napoleone sarebbe già un lusso). 

Si astengano quindi i maestrini della "Gauche Sardine" dall'impartirci lezioni puramente teoriche che portano solo a disastri conclamati. In fin dei conti quel paese è il nostro, non il loro. E i nostri polli li conosciamo. Si preoccupino invece dello spread e del ritorno politico del Bau-Bau che manderà questo paese a carte quarantotto, dimostrando che a volte persino nei paesi dove l'analfabetismo non è diffuso, la democrazia - come scriveva Henry François Becque - "non è altro che i vizi di pochi messi alla portata di tutti".