Notizie

Loading...

mercoledì 5 dicembre 2012

Come ti racconto l'Egitto dall'Havana (Club).

I miei lettori si ricorderanno come, un paio di anni fa, una certa blogger prese il sottoscritto di mira. Era il periodo in cui andava in onda lo sceneggiato "Primavera araba a Piazza Tahrir", e la tizia colse l'occasione per darmi del vigliacco, del venduto, del mubarakiano e chi più ne ha più ne metta solo perché stentavo a sostenere un disastro annunciato. 

Tengo comunque a precisare che i motivi per cui sono stato bersagliato dai suoi post velenosi in realtà nulla avevano a che fare con gli ideali sbandierati (magari), quanto con gli strascichi di una sua questione privata in cui mi ritiene a torto coinvolto. Una questione che non mi metto neanche a raccontare tanto è stata patetica (matrimonio in moschea, scandali sul Corriere, Magdi Allam di mezzo e via discorrendo: chi vuole conoscere i dettagli li può cercare in rete, dove più che altro c'è la sua versione dei fatti. Che - sia detto per inciso - per me conta come un due di picche). 

Dopo aver avuto la sua occasione d'oro per svuotare la bile accumulata in seguito a quella commedia, la tizia si è trasferita a Cuba. E negli ultimi mesi non ha proferito parola sull'Egitto dove ancora in queste ore si manifesta contro una discutibile costituzione di stampo islamista portata a termine a colpi di decreti presidenziali, in assenza dei laici e delle chiese (a conferma del fatto che in Egitto - come scrissi - la democrazia è intesa come "dittatura della maggioranza". Una battuta prontamente strumentalizzata dalla tizia per sostenere che questa sarebbe invece la mia concezione della democrazia. Niente di più falso). 

Quella prolungata assenza, in questo momento storico, è stata a dir poco curiosa: ma come? Dopo tanto infervorarsi non si esprime più solidarietà all'opposizione laica e liberale che rischia di passare dalla padella alla brace in nome del "permettere ai popoli di sperimentare"? (Un pensiero tipico della "Gauche Sardine". Poi che a fare da topi siano proprio i poveri indigeni non gli passa neanche dall'anticamera del cervello. O più probabilmente non gliene frega niente). In realtà però la tizia non è stata l'unica a scomparire dai radar. Molti altri lo hanno fatto, ed è proprio a loro che mi riferivo quando ho parlato di "vigliacchi" nel penultimo post.

Ma siccome chi ha la coda di paglia prende fuoco subito, la tizia si è finalmente sentita in dovere di scrivere un lunghissimo post in cui - a parte scadere nei soliti insulti diffamatori sul piano personale - più che a parlare d'Egitto tesse le lodi del paese in cui ora risiede. E cosi scopriamo che un paese governato da mezzo secolo dallo stesso dittatore, che ha trasferito il potere a suo fratello, dove per uscire dal paese o per entrare in un albergo per turisti si doveva fino all'altro giorno richiedere un permesso speciale alle autorità che potevano rilasciarlo o negarlo a loro discrezione (e se volete approffondire i dettagli della macchina repressiva potete leggere il rapporto di Human Rights Watch), è un meraviglioso paradiso in cui tutto funziona a meraviglia. Viene quindi spontaneo chiedersi, visto che a Cuba l'istruzione funziona cosi bene (e non lo metto in dubbio), la tizia non crede che sia il caso di permettere a questo popolo coltissimo di "sperimentare" un po' di democrazia? Oppure ritiene che sia più sicuro per loro e sopratutto per lei - fin quando è residente là - accettare questo sistema?

Ora la cosa non mi sorprende: stiamo parlando della stessa persona che scriveva nel 2005: "E a Donna Susan (moglie di Mubarak, ndr), per quanto riguarda analfabetismo e questione femminile, amatissima moglie del Presidente il cui impegno sociale è molto più antico e, ovviamente, efficace di qualsiasi cosa abbia mai fatto, faccia e farà un’Emma Bonino tanto strombazzata da noi e del tutto ignota agli egiziani. Condivido anche le virgole della fotografia che Sherif fa della situazione in questo paese". Il problema è che la tizia condivideva le virgole di ciò che scrivevo e apprezzava l'impegno dei coniugi Mubarak contro l'analfabetismo fin quando risiedeva in Egitto, salvo cambiare radicalmente opinione non appena è caduto il regime a cui ora addossa anche la piaga dell'analfabetismo. E lo sostiene facendo paragoni improbabili con Cuba. Si, proprio cosi: sta paragonando un paese che aumenta di un milione di anime ogni sei mesi ad un isolotto sperduto nei Caraibi.

Ora, per dare la dimensione della profondità delle argomentazioni che vanno in onda da quelle parti e di quanto ci si possa abbassare pur di garantirsi soggiorni rilassanti in paesi che non ci pensano due volte prima di dare il benservito agli ospiti che non sanno comportarsi bene (altro che Mubarak), vi riporto una chicca del pensiero della tizia: "Permettetemi un appunto di tipo estetico: ricordiamo tutti le immagini del processo a Mubarak, con lui steso sulla barella intento a scaccolarsi per ore, mentre i figli cercavano invano di proteggerlo dalle telecamere. Ecco: direi che nessuno al mondo, nemmeno gli anticomunisti più viscerali, potrebbe immaginare Fidel Castro nella stessa postura, offrendo lo stesso spettacolo". Se è per questo nessuno si poteva immaginare di vedere i medici statunitensi spidocchiare Saddam o Mussolini appeso a testa in giù, con la folla che orinava sul suo cadavere. Se un giorno lo stesso dovesse succedere - Dio non voglia - a Fidel, state certi che la signora sarebbe in prima fila. Con un mojito in mano, of course.