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domenica 2 dicembre 2012

La battaglia per l'Egitto e i vigliacchi.

Con una vera e propria maratona di 16 ore di lavori in plenaria e l'approvazione frenetica di 234 articoli, senza concedere tempo per dibattere o presentare emendamenti, l’Assemblea costituente egiziana - un organo  dominato dagli islamisti e da cui si sono ritirati tutti i laici e le chiese e pertanto privo di autentica rappresentatività - ha approvato nella notte tra il 29 e il 30 novembre la bozza della costituzione egiziana. Questa è stata dunque la degna conclusione della settimana dei colpi di mano, inaugurata dal decreto con cui il 22 novembre il presidente Morsi ha sostanzialmente concentrato nelle sue mani tutti i poteri.

Oggi, la Corte suprema avrebbe dovuto decidere sulla legittimità dell’Assemblea costituente e in molti ne prevedevano lo scioglimento nonostante la blindatura presidenziale (a questo punto inutile, visto che la costituente ha fatto in modo di concludere i propri lavori prima che venisse presa una decisione in merito). Ma la seduta è stata rinviata perché cinquemila sostenitori degli islamisti hanno passato la notte davanti all'edificio per impedire l'accesso ai giudici. Le interviste ai sostenitori radunati in piazza dagli islamisti la dicono lunga sullo spirito democratico che serpeggia tra le folle: "Il nostro presidente ha preso una decisione, gli dobbiamo dunque totale obbedienza". Mi sa che i progressisti occidentali dovranno ricredersi, sulle reali capacità del popolo egiziano - quello vero, le masse semplici e analfabete e non quella minoranza di intellettuali e fighetti asseragliati a Tahrir - di convertirsi allo spirito democratico.

Non ho dubbi sul risultato del referendum sulla costituzione, che si svolgerà il 15 di dicembre prossimo, proprio per tacitare "democraticamente" le opposizioni laiche e liberali. L'esito sarà sicuramente identico a quello di tutte le altre consutazioni, in cui il popolo - quello vero appunto - è andato a votare: male. D'altronde la democrazia non è altro che la dittatura della maggioranza. E se la maggioranza non è qualificata, perché vittima dell'analfabetismo e della povertà non ci si può aspettare chissà quali giudizi illuminati. Lo scenario è abbastanza previdibile: da domani i predicatori nelle moschee inviteranno le masse dei fedeli a votare si, e bolleranno chi voterà no come miscredente e ateo. Esattamente come è successo nei referendum precedenti. Saranno distribuiti sacchi di spesa con olio e zucchero e verranno organizzati dei pullman per portare contadini e operai a mettere la croce sul simbolo loro indicato. E tanti saluti agli intellettuali, scrittori, attori, blogger e facebookisti vari che hanno fatto sognare l'occidente.

Ora nasce spontanea una domanda: le vigliacche e i vigliacchi che facevano i "rivoluzionari a distanza" due anni fa, lasciando presagire chissà quali meraviglie della democrazia, dove sono finiti? Perché non mi risulta che questi ipocriti che facevano il tifo per la "primavera" a suon di post e tweet si stiano mobilitando molto oggi per denunciare la piega che hanno preso gli eventi e per sostener l'opposizione egiziana laica e democratica che tanto apprezzano. Specie se teniamo in considerazione che è diventato evidente che quell'opposizione non ha gli strumenti e le capacità per fronteggiare l'avanzata islamista (elezioni e refredum dixit). Non mi risulta che oggi si esprimano a favore della democrazia e della rappresentatività, con la stessa foga e la stessa veemenza con cui diffamavano, insultavano e deridevano il sottoscritto per aver anticipato gli esiti più che prevedibili della cosiddetta Primavera.

Anzi, mi risulta che se  ne stiano ad anni luce e a chilometri di distanza dall'Egitto. E magari fosse per fare la rivoluzione sul serio, almeno stavolta. In qualche caso queste coragiosissime voci si sono trasferite in paesi messi ben peggio dell'Egitto di Mubarak, eppure è evidente che manca loro il coraggio di pronunciarsi apertamente in materia di diritti e di democrazia, preferendo sfornare un'accozaglia di appunti folcloristici. Esattamente come facevano in Egitto, quando la moglie di Mubarak era da loro descritta come "l'amatissima moglie del presidente", salvo poi diventare la consorte del demonio una volta rovesciato il marito. Poi questa gentaglia aveva pure il coraggio di dare a me del vigliacco. Se non si è capito, questa è una pubblica dichiarazione di disprezzo.